All’improvviso, domenica
ho sognato Zola

Contro il Cagliari, un Napoli affamato di gol. Non per segnarli ma proprio per mangiarseli. Una scorpacciata. Come onde sfrangiate dagli scogli, gli attaccanti sollevavano spume bianche davanti alla porta di Marchetti. Un pomeriggio rivisitato dal gusto amaro del pallone che rifiuta di entrare in rete, calciato da piedi non proprio buonissimi. Dicono che oggi sulle tavole alla moda il dolce ceda il posto proprio all’amaro, che vive una stagione di gran rivincita gastronomica. Ma il San Paolo non è un ristorante e Mazzarri non è Gualtiero Marchesi. Nei fumanti pensieri post partita riemergono foto d’epoca di vecchie sfide con i sardi in rossoblu. E un ricordo figurato ha il sopravvento: un giocatore non alto né possente ma svelto ed elegante nel tocco di palla. Si chiama Zola, naturalmente. Un confortevole legame calcistico tra Napoli e la Sardegna. Sfumano le immagini di un Denis volenteroso che però ingoia un gol dopo l’altro. O di uno Zuniga ficcante sulla destra ma esagerato nella conclusione che poteva scuotere la rete. E torna Zola che metteva di precisione il pallone oltre la linea. O che batteva alla perfezione una punizione dal limite. Un tiratore, il nostro regno per un tiratore, di quelli sicuri. Che affianchi Lavezzi e Quagliarella  ma che riesca anche, e soprattutto, a buttarla dentro quando si trovi a tu per tu col portiere. Marchetti è uscito dal campo sugli scudi. In cuor suo, ringrazia ancora il dio dell’Imprecisione. Ultima nota, un po’ dolente, per Dossena. Gioca, si dice, per  riacquistare la potenza d’un tempo. Già…. Ma non c’è gioco se la forma è lontana e precaria. A meno che non avesse proprio ragione Juan Carlos Lorenzo, quando diceva: “En el foot-ball y en medicina toto el mundo opìna.” Mimmo Liguoro

ilnapolista © riproduzione riservata