Bebe Vio: “Un trauma lasciare la scherma, ma mi stavo distruggendo, mi si paralizzava una parte del corpo funzionante”

Al CorSera: "Ho avuto problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa. Ora mi cimenterò nell'atletica dopo un anno di preparazione".

Bebe Vio

Italian fencer Bebe Vio Grandis presents a creation for L'Oreal during the Spring-Summer 2023 fashion show as part of the Paris Womenswear Fashion Week, in Paris, on October 2, 2022. (Photo by JULIEN DE ROSA / AFP)

L’ex schermitrice paralimpica Bebe Vio ha annunciato che si dedicherà all’atletica. L’intervista al Corriere della Sera.

Ha deciso di cambiare sport?

Per forza. Facendo scherma mi stavo distruggendo. Non perché faccia male, anzi fa benissimo. Il mio tipo di scherma faceva molto male a me. Ho avuto problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa“.

Cosa vuol dire lasciare la scherma?

Un trauma, sotto tutti i punti di vista. Ho iniziato ad avere incarichi in Federazione per non mollare del tutto. È una vita che sono con la squadra, non saprei stare senza“.

Ora ha iniziato l’atletica…

Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto. Ho fatto visite mediche e risonanze, anche“.

Dopo la malattia avuta a 11 anni, si ricorda come si corre?

È diverso. Alzare le ginocchia, spingerle in giù, come muovere braccia, testa, collo, busto, bacino. Tutto nuovo. Sto riadattando la mia testa a muovere il corpo come non lo ho mai mosso“.

Collegate le due decisioni di lasciare la scherma e iniziare a correre?

In realtà no. Ho vissuto i giorni della Paralimpiade a Parigi con paura. Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del corpo. Ho già metà corpo, se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio. Pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello. Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare. Non sarei in grado di vivere senza. Ora mi sento ancora troppo giovane per fare l’ex atleta“.

I mesi più difficili prima, durante o dopo Parigi?

Tutti, per motivi diversi. Prima perché ho cominciato ad avere problemi. Mi si paralizzava una parte del corpo, non riuscivo a capire perché. Agli Europei in spogliatoio cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo. Anche in allenamento è capitato. Durante i Giochi vissuto la paura. Non di perdere, ma di rimanere paralizzata. Dopo Parigi, avevo bisogno di avere un nuovo obiettivo subito. Sono quella che fa scherma, senza quella chi sono? Mi sono detta: ora cosa faccio? Adoro arrivare per prima in palestra, essere l’ultima a uscire, preparare il caffè per gli altri. La vita sportiva. Il contorno conta meno“.

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