In Inghilterra non ne possono più dei calci piazzati: “Hanno reso il calcio una noia mortale”

C'è un dibattito enorme. Il Telegraph analizza per esempio tutti i punti critici: i calci d'angolo, la Var, il gioco che torna sempre indietro e le perdite di tempo. Lo stesso Telegraph lancia il sondaggio con tanto di modulo: quanto vi siete rotti del gioco della Premier?

Arsenal Arteta psicologia

Mg Milano 06/11/2024 - Champions League / Inter-Arsenal / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Mikel Arteta

Non ne possono proprio più, in Inghilterra. “Basta. E’ troppo. Torniamo al calcio”, scrive sul Telegraph Jason Burt accodandosi ad una settimana abbondante di analisi sullo stesso tema: i calci piazzati stanno rompendo la Premier. L’hanno resa una noia mortale, ormai si cerca il gol quasi solo così. E’ un dibattito enorme. Ieri il Guardian aveva provato leggere il fenomeno con un’ottica diversa, tipo “chi l’ha detto che tutta questa tensione agonistica non sia bella lo stesso?”. Ma insomma, no: non ne possono davvero più. Il Telegraph chiude il pezzo addirittura con il modulo per il sondaggio: quanto vi siete rotti del gioco della Premier?

Noia Premier

Il modulo per il sondaggio

Premier, che noia che sei diventata

Si legge sul Telegraph:

“Questa stagione – spiega Burt – si è allontanata troppo dal bel gioco. È permeata da un cinismo, da una sportività, da una mancanza di creatività e da un eccesso di allenamento che sta influenzando il modo in cui le squadre giocano. Questo sta danneggiando lo spettacolo”.

Per il Telegraph “le piaghe” che affliggono la Premier al momento sono cinque. I calci piazzati, innazitutto. 138 gol finora in questa stagione, il 17,6% di tutti i gol segnati, in aumento significativo. “I calci piazzati sono occasioni per segnare e devono essere sfruttati. È il modo in cui si verificano a essere così riduttivo, con le trattenute, le prese, la lotta, i blocchi e l’incredibile quantità di tempo che richiedono. È anche sorprendente che siano così pervasivi che gli arbitri abbiano semplicemente rinunciato a controllarli. Se questo è il calcio di oggi e questa è la realtà della Premier League, allora deve finire. È davvero così che vogliamo vedere il gioco giocato, anche se può rivelarsi efficace?”

“È tutta una questione di controllo. Non si tratta di criticare l’uso degli allenatori specializzati nei calci piazzati: sono un’innovazione intelligente. Quello che si vuole fare, però, è criticare l’enfasi posta su di loro, perché il lavoro che svolgono in allenamento è più facile da organizzare rispetto a far giocare una squadra a un calcio aperto, offensivo e, quindi, rischioso, anche se è sicuramente quello che preferiamo vedere”.

“È interessante notare che il ricorso ai calci piazzati, l’allagamento dell’area di rigore, per non parlare dell’area di rigore, è sicuramente più diffuso in Premier League. Altri campionati europei se ne preoccupano molto meno, il che è a loro merito”.

La Var

Poi c’è la Var, ovviamente. Più che altro “la sua implementazione, principalmente la scioccante mancanza di coerenza e responsabilità, il modo in cui gli arbitri ora si affidano alla tecnologia e la quantità di tempo che richiede. C’è una soluzione semplice: se un problema non può essere risolto in 60 secondi, gli arbitri si affidano alla decisione presa in campo. Fine della storia.

Numero 3: il fuorigioco. “È davvero nello spirito del gioco, è davvero quello che vogliamo vedere? Che fine ha fatto quella regola dei 5 cm? Stiamo riducendo il calcio a un gioco per computer. Il pasticcio che hanno combinato con la regola del fallo di mano, trasformandola in una lotteria, è altrettanto grave, se non addirittura peggiore”.

Burt ce l’ha anche con il “calcio a ferro di cavallo”, ovvero “quel movimento, per mantenere il possesso palla e, si spera, cercare di sondare un punto debole nella difesa avversaria, in cui la palla va su un’ala, torna a centrocampo e poi viene inviata all’altra ala. Ripeti. In nessun momento un giocatore – un’ala principalmente – fa ciò che tutti noi vorremmo disperatamente che facesse, girarsi e affrontare il difensore, cercare di superarlo o usare la propria abilità per superarlo. Invece controlla; si gira, passa dentro. Non si tratta di giocare dalla difesa – c’è una logica valida in questo, anche se a volte l’esecuzione fallisce – ma di scoraggiare la creatività. Non incoraggiamo il gioco con la palla e il rischio. Ci sono troppe formule di passaggio provate sul campo di allenamento. Ancora una volta, è una questione di controllo. Stiamo eliminando parte dell’individualità e dell’imprevedibilità del gioco e incoraggiamo i calciatori a essere ciò che mostrano sulla schiena della maglia: un numero. È ancora più sconcertante perché le squadre sono così ben addestrate a riempire il centrocampo e bloccare i canali di passaggio”.

E infine le perdite di tempo. “Il tempo medio di “palla in gioco” in Premier League in questa stagione è di soli 55 minuti e 27 secondi, ovvero solo il 55,2% della partita”. E perché Burt non vede la Serie A da un po’, a occhio.

Correlate