De Laurentiis torna su un suo cavallo di battaglia: rendere gli arbitri dipendenti dalle società e nel caso ammonirli

La Gazzetta ricorda le proposte del presidente del Napoli «Un arbitro deve essere equidistante da tutto, non può avere un ruolo politico»

De Laurentiis

Mg Napoli 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis

Il presidente del Napoli si è esposto, non è la prima volta, con i vertici del calcio per trovare una soluzione agli evidenti e costanti errori arbitrali nel campionato. Dopo il disastro di Atalanta-Napoli, De Laurentiis si è fatto sentire con Gravina  per ritornare su temi a lui cari già in passato, come scrive la Gazzetta dello Sport

De Laurentiis è un imprenditore innovatore. Ed a tempo cerca di spostare l’attenzione generale sulla necessità di riformare il sistema calcio. Per quanto riguarda gli arbitri, poi, il presidente del Napoli ha un vecchio cavallo di battaglia: gli arbitri della Serie A dovrebbero essere gestiti dalla Lega Calcio e non dalla federazione. Un concetto espresso anni fa pubblicamente e che resta ancora di grande attualità.«Un arbitro deve essere equidistante da tutto, non può avere un ruolo politico. Se appartiene alla Federazione c’è un errore, perché deve schierarsi da qualche parte e non ci sarà equilibrio». Il modello che De Laurentiis vorrebbe seguire è quello del campionato inglese, per «rendere gli arbitri dipendenti dalle società e nel caso ammonirli» disse Aurelio. Oggi un arbitro che sbaglia viene fermato, ma il danno ai club resta. E può condizionare anche il futuro economico di una società che non raggiunge determinati obiettivi.

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