Il New York Times: “Lo sport del Washington Post ultimo baluardo della grande scrittura sportiva”
L'elogio (funebre) del più grande giornale del mondo, dopo i tagli di Bezos allo storico concorrente: "Lo sport del Post è stato un punto di riferimento nazionale per tutto l'ultimo secolo. Ha cambiato l'identità stessa del giornalismo"

US President Donald Trump (C), flanked by FIFA President Gianni Infantino (L) and Chairperson of Ferrari John Elkann, is presented with jerseys as he makes remarks in the Oval Office of the White House during a visit by members of Italian soccer club Juventus in Washington, DC, on June 18, 2025. Juventus will play Emirati club Al-Ain in the 2025 FIFA Club World Cup at Washington's Audi Field later in the day. Doug Mills / POOL / AFP
Chiedi alla polvere, ormai. Chiedi com’era il giornalismo sportivo prima che cambiasse tutto. Prima che persino il Washington Post decidesse di darci un taglio: chiuderlo del tutto, lo sport. Cancellare la redazione sportiva, in mezzo a centinaia di altri licenziamenti. Non è nostalgia, è proprio storia in evoluzione della comunicazione di massa. E così il New York Times – che il suo sport l’ha affidato direttamente ad un altro intero giornale, The Athletic, inglobandolo per 550 milioni di dollari – ha scelto di celebrare a suo modo questa parziale fine d’una grande storia, tributandone gli onori del caso. Un elogio funebre, quasi.
Il Post riassegnerà i giornalisti sportivi non licenziati alla copertura dello sport “come fenomeno culturale e sociale”. Insomma, un cambiamento proprio di prospettiva. E questo perché, ha spiegato il direttore del Post Matt Murray il modo in cui i contenuti sportivi vengono forniti e fruiti è cambiato radicalmente: i video sono diventati più popolari e le leghe sportive professionistiche raccontano sempre più da sole le proprie storie. Anche l’industria dei media sportivi si è frammentata in fornitori di contenuti di nicchia e di ampio respiro.
Il Washington Post – scrive il New York Times – “è stato uno degli ultimi baluardi della grande scrittura sportiva”. E’ un elogio funebre. “La crisi che ha devastato la copertura della politica e dell’economia locale da parte dei giornali ha decimato anche le sezioni sportive in tutto il paese, svuotando le sale cittadine che un tempo ospitavano giornalisti di riferimento e editorialisti di fama”.
Per farvi capire come funziona adesso: poche ore dopo la chiusura della redazione sportiva, Anthony Davis (10 volte All-Star Nba) è stato ceduto ai Washington Wizards, rimodellando all’istante la squadra della città. Il Post ha pubblicato un articolo dell’Associated Press.
“Eravamo l’ultima grande sezione sportiva americana”, ha detto Les Carpenter, un reporter di lunga data del Post che è stato licenziato mentre sta seguendo come inviato del giornale i Giochi invernali di Milano-Cortina. “È stato un sogno che si è avverato farne parte due volte. L’idea che non ci sia più, è semplicemente straziante”. Lui continuerà a scrivere dalle Olimpiadi, anche da licenziato, “per il bene di un patto tra il Post e le persone che ancora amano il giornale. Ci sono persone abbonate al Washington Post che vogliono leggere questo articolo sulle Olimpiadi. E credo di doverlo a loro”.
Per il Nyt “la sezione sportiva del Post, che privilegiava inchieste succose e profili approfonditi rispetto alla copertura quotidiana, è stata un punto di riferimento nazionale per tutto l’ultimo secolo. Ha ospitato Shirley Povich, una delle prime sostenitrici dell’integrazione razziale nello sport; Michael Wilbon e Tony Kornheiser, editorialisti che hanno rivoluzionato la tv sportiva con “Pardon the Interruption” su Espn; Thomas Boswell, che ha reso onore al Post con i suoi testi lirici sul baseball; e Sally Jenkins, finalista del Premio Pulitzer, la cui firma è sinonimo di scrittura sportiva eloquente e penetrante”.
“Il Post si è anche distinto per la sua capacità di promuovere la diversità in un’epoca in cui la tribuna stampa era prevalentemente bianca e maschile”. Emilio Garcia-Ruiz, caporedattore del San Francisco Chronicle, che ha curato la sezione sportiva del Post per sei anni, dice che il suo giornale era leader nella copertura sportiva femminile, anche perché assumeva giovani donne che poi hanno avuto carriere di successo. “I redattori lì hanno capito l’importanza di avere una redazione sportiva con una varietà di idee e rappresentazioni. Che era importante avere giornalisti e editorialisti dietro il taccuino che assomigliassero agli atleti e che potessero relazionarsi con loro“.
Il Nyt poi riassume un po’ di esempi delle suddette inchieste. Il Washington Post resta pur sempre nell’immaginario collettivo il giornale che fece dimettere Nixon per il Watergate.











