Conte ha criticato i suoi club per tutta la carriera, così si è costruito il suo brand. E funziona (Times)

Ormai esistono solo categorie agli estremi: gli aziendalisti o i picconatori. "Criticare i dirigenti è un rischio ma anche un modo per segnalare al mondo che sei un uomo indipendente"

Conte formazioni ufficiali napoli allenatori

Mg Milano 11/01/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Matteo GribaudiImage Sport nella foto: Antonio Conte

Ormai gli allenatori diplomatici sono una categoria professionali in via di estinzione. La polarizzazione è ovunque, perché non dovrebbe toccare il calcio. E così, secondo il Times, ormai i tecnici si dividono in due categorie: gli aziendalisti totali, o i picconatori. “Due estremi: allineamento totale e disaccordo totale”. Poche vie di mezzo.

E’ un’analisi su una tendenza ormai acclarata anche in Premier, dove ormai la figura del manager è in declino.  In Italia ci siamo più abituati agli allenatori che rispondono solo del campo, in Inghilterra no. “Mentre gente come Frank, Arne Slot e Andoni Iraola – scrive il Times – continuano a cantare fedelmente l’inno del club, vediamo altri allenatori decidere che per loro questo contratto difficile non vale più”. Gli esempi sono Oliver Glasner, Enzo Maresca e Amorim, ma anche De Zerbi.

Il fatto è che “la popolarità e la reputazione sono importanti nel calcio, e in particolare per gli allenatori. Prendi le distanze, criticare i dirigenti è un rischio ma anche un modo per segnalare al mondo che sei un uomo indipendente, padrone delle tue idee e artefice dei tuoi successi, non solo un ingranaggio di un ingranaggio”.

Manco a dirlo il Times fa come esempi di questa seconda scuola, Thomas Tuchel e… Antonio Conte. “Due allenatori che a volte sembrano aver trascorso l’intera carriera a scontrarsi con le gerarchie dei club, ma tutti sanno esattamente cosa rappresentano e, nonostante la loro reputazione di essere esplosivamente imprevedibili, sono ancora, a cinquant’anni, tra gli allenatori più popolari e richiesti“.

“Gli allenatori non hanno indici di gradimento come i politici, ma questo non significa che il concetto non esista e che club e federazioni non ne siano consapevoli. Uno dei motivi per cui Tuchel era un’assunzione appetibile e possibile per la Federcalcio inglese è che è un allenatore popolare e rispettato, non da ultimo tra i tifosi del Chelsea, e uno dei motivi per cui è rispettato, oltre ai suoi successi nel calcio, è che ha la reputazione di qualcuno che non è disposto a scendere a compromessi e che non tollera le imposizioni e le pressioni di dirigenti e direttori sportivi”.

“Forse in un mondo in cui l’autonomia dell’allenatore è più limitata che mai, l’unico modo per proteggere il proprio spazio è con la durezza”.

Correlate