Arbeloa: «Noi allenatori abbiamo bisogno di quello che non abbiamo, ossia il tempo»
In conferenza: «I fallimenti ti avvicinano a dove vuoi arrivare. Sono io il responsabile della sconfitta contro l'Albacete, chiedo ai tifosi supporto per i nostri giocatori».

Real Madrid's new coach Alvaro Arbeloa gives a press conference at Real Madrid Sports City in Valdebebas, in the outskirts of Madrid, on January 13, 2026. Real Madrid appointed Alvaro Arbeloa as new coach on January 12, 2026 after coach Xabi Alonso has left the club by mutual consent, a day after the team lost the Spanish Super Cup final against rivals Barcelona, AFP reports. (Photo by Oscar DEL POZO / AFP)
Il tecnico del Real Madrid Alvaro Arbeloa ha parlato in conferenza stampa dopo l’eliminazione in Coppa del Re contro l’Albacete e alla vigilia del match di Liga contro il Levante.
La conferenza di Arbeloa
La reazione del Bernabeu:
«Rispetto molto l’opinione del Bernabeu e capisco che il tifoso sia ferito, ma chiederò loro supporto per i giocatori. I grandi risultati sono stati raggiunti con il sostegno del Bernabeu».
Lo stato fisico dei giocatori:
«Non sono estraneo a tutto ciò che viene detto e se qualcuno vuole che le mie parole siano una critica nei confronti di Xabi Alonso, non sarà così. Ad Albacete è mancato il gioco, la fisicità e tutto e io sono responsabile. È un privilegio lavorare con Antonio Pintus e lavoreremo per recuperare i giocatori sotto tutti gli aspetti».
Su Vinicius:
«Ho convocato calciatori che potevano giocare. Quelli che sono rimasti a casa erano o infortunati, o non particolarmente in forma. Ho apprezzato lo sforzo di Vinicius. È stato un leader ed è quello di cui ho bisogno da Vinicius e quello che voglio vedere da lui. Ho anche letto molte critiche sui giocatori dell’Academy, ma è la migliore del mondo».
Bellingham:
«Ci siamo allenati un paio di giorni e ti rendi conto della classe che ha e deve essere un altro dei leader della squadra. Mi piacciono i giocatori mobili e gli chiederò di essere importante».
Gli esterni e Valverde:
«La fortuna che ho con Fede è che anche da portiere farebbe bene. È un ragazzo con una grande capacità di giocare a calcio che farebbe bene ovunque».
Il suo atteggiamento:
«Nell’Academy non ho nemmeno bisogno di alzare la voce per essere ascoltato, qui in un campo è difficile che ti ascoltino. Il mio compito principale è quello di parlare con loro durante la settimana e assicurarmi che sappiano ciò che devono fare. Cerco di essere un allenatore calmo e non farmi trasportare dalle emozioni».
Che Real Madrid vuole vedere:
«Voglio una squadra che esca dallo spogliatoio per vincere dal primo minuto. Voglio una squadra che trasmetta passione ed entusiasmo».
Carvajal dice che avete toccato il fondo. Quali riflessioni hai fatto?
«Capisco che stanno cercando colpevoli, ma sto lavorando per trovare soluzioni. Quando le cose non vanno bene è perché devo aiutare meglio i miei giocatori. Mi sento molto responsabile per quello che succede in campo. Non sono cambiato di una virgola da quella sconfitta ad Albacete. Ho raccontato loro un aneddoto nello spogliatoio, che ci vogliono molti anni per vincere una coppa europea. Ero un campione del mondo, un campione europeo, avevo vinto molto… E quando finalmente ho vinto la Champions, che era la decima e che era molto importante, sono salito sull’autobus e un mio compagno mi ha detto: “Andiamo a vincerne un’altra, giusto?”. Era il capitano, che già pensava al dopo».
Di cosa hai bisogno?
«Noi allenatori abbiamo bisogno di quello che non abbiamo, che è il tempo. Ma non ho bisogno di nulla, le circostanze non mi fanno tremare o esitare. Dormo molto bene anche se mi sveglio presto, ma vado a letto presto. Ogni fallimento che ho avuto mi ha fatto migliorare. I fallimenti ti avvicinano a dove vuoi arrivare».










