Grazia a Balogun, un giornalista americano tira fuori Mussolini: “Vi scandalizzate ora? Pensate ai Mondiali del 1934”

Mentre il mondo del calcio condanna quasi all'unanimità la cancellazione della squalifica dell'attaccante Usa — collegata alle pressioni di Trump su Infantino — il giornalista americano Zach Lowy la difende su X con un paragone spericolato: la "Coppa del Duce" del 1934, quando l'Italia fascista vinse in casa tra pressioni sugli arbitri. Poi la parziale marcia indietro: "Era una battuta".

Grazia a Balogun, un giornalista americano tira fuori Mussolini: “Vi scandalizzate ora? Pensate ai Mondiali del 1934”

SANTA CLARA, CALIFORNIA - JULY 01: Folarin Balogun #20 of the United States celebrates scoring his team's first goal during the FIFA World Cup 2026 Round of 32 match between USA and Bosnia and Herzegovina at San Francisco Bay Area Stadium on July 01, 2026 in Santa Clara, California. Jamie Squire/Getty Images/AFP (Photo by JAMIE SQUIRE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

La grazia a Balogun ha aperto un caso politico, e c’è chi la difende chiamando in causa niente meno che Benito Mussolini. Il giornalista sportivo statunitense Zach Lowy ha preso le parti della FIFA, che con l’articolo 27 del Codice Disciplinare ha cancellato la squalifica di Folarin Balogun dopo il rosso diretto contro la Bosnia, rendendolo disponibile per l’ottavo contro il Belgio. Un provvedimento quasi senza precedenti, che le ricostruzioni collegano alla telefonata di Trump a Infantino— e che, come riporta il Washington Post, sarebbe nato proprio da un pressing della Casa Bianca sulla FIFA.

La grazia a Balogun e il paragone (surreale) con il 1934

La condanna è stata pressoché unanime: dal presidente della FIGC Malagò alla UEFA di Ceferin, che ha parlato di una decisione che supera “una linea rossa” e mette a rischio la credibilità dei Mondiali, fino al Belgio, che ha attaccato la FIFA perché “il regolamento dice altro”. In questo coro, Lowy ha scelto la controcorrente, accusando di ipocrisia chi si scandalizza: “Se non avevate problemi con Benito Mussolini che sceglieva personalmente gli arbitri e annullava gol regolari della Spagna nei quarti del 1934, ma all’improvviso avete un problema con Folarin Balogun reso disponibile… per favore, sedetevi. State mostrando il vostro privilegio”, ha scritto su X.

Mondiali trump

 

La marcia indietro: “Era una battuta”

Travolto dalle critiche per l’accostamento, Lowy ha poi corretto il tiro parlando di “battuta” e distinguendo: “Da tifoso degli Stati Uniti, sono favorevole alla decisione. Da sostenitore della neutralità della FIFA rispetto alle influenze governative, no”. E ancora: “Quello non doveva essere un cartellino rosso. Ma ribaltarlo solo per il rapporto tra Trump e Infantino apre un vero vespaio”. Difficile dargli torto sul merito del rosso — un tema su cui si era già acceso il dibattito, dall’espulsione col VAR mentre Messi non veniva nemmeno ammonito al sospetto, ormai dilagante, che certi big siano “protetti” — ma il paragone col regime resta, come minimo, improvvido.

Cosa fu davvero la “Coppa del Duce” del 1934

I riferimenti storici, però, sono sostanzialmente corretti. Il Mondiale 1934, ospitato dall’Italia fascista, fu usato apertamente come strumento di propaganda: saluti romani, manifesti, un forte controllo politico sull’organizzazione. Numerosi resoconti dell’epoca indicano pesanti pressioni sulla designazione degli arbitri per le gare dell’Italia di Vittorio Pozzo, poi campione (bissò in Francia nel 1938). Il caso-simbolo è proprio il quarto contro la Spagna: la prima gara (1-1 durissima, con il portiere Zamora tra gli infortunati) fu segnata da episodi contestati; nel replay del giorno dopo l’arbitro svizzero Mercet annullò due gol spagnoli — uno ritenuto regolare — e l’Italia vinse 1-0. Sospetti di manipolazione che accompagnano quel torneo da decenni. Tutt’altra cosa, per gravità, rispetto alla vicenda Balogun, dove per ora c’è “solo” l’annullamento di una squalifica. Per ora: perché i complottisti già pronosticano che la spinta agli Usa non si fermi al Belgio.