Santopadre: “I tennisti di oggi sono meno resistenti allo stress mentale. E poi c’è questa dipendenza dal fisioterapista”

I malanni di Alcaraz, Sinner e altri. Il coach di Sonego intervistato da La Stampa: "Un tempo non si piangeva per una palla break non sfruttata. Il fisioterapista è diventato un taumaturgo"

Santopadre: “I tennisti di oggi sono meno resistenti allo stress mentale. E poi c’è questa dipendenza dal fisioterapista”

Italy's Jannik Sinner (R) embraces with Spain's Carlos Alcaraz after winning the Monte Carlo ATP Masters Series Tournament final tennis match on Court Rainier III at the Monte-Carlo Country Club in Roquebrune-Cap-Martin, south-eastern France on April 12, 2026. Valery HACHE / AFP

“La velocità e la violenza degli impatti nel tennis sono cresciuti moltissimo”

Oddio mi si sono indeboliti i tennisti. Mai tanti infortuni nel circuito delle racchette. Alcaraz non dico da mesi ed è probabile che salti anche gli Us Open. Sinner entra ed esce dal JMedical e sta sfogliando la margherita per decidere cosa fare per Flushing Meadows. Sembra più sì che no. C’è anche Djokovic che si è recentemente sentito male ma il serbo ha detto che sono anni che convive col suo problema. Sembra comunque di un’altra tempra.

Della fragilità dei tennisti parla con La Stampa Vincenzo Santopadre storico coach di Berrettini che oggi segue Sonego.

Stefano Semeraro gli chiede se lo stress da tennis non esisteva anche in passato.

Sinner

E lui risponde: “Sì  ma ora è amplificato dall’interesse mediatico, dall’invadenza dei social. Poi innegabilmente c’è un impegno maggiore, invasivo, a livello fisico. Ormai i gesti tecnici richiedono tutti un’intensità enorme. (…) La velocità e la violenza degli impatti sono cresciuti moltissimo”.

Santopadre e la figura del fisioterapista diventato anche psicologo

Santopadre dice anche che “i giovani oggi mi sembrano più sensibili, meno resistenti allo stress mentale. Hanno fastidi reali, ma a volte li affrontano con paura. Se il loro corpo non è al 300 per cento temono di non poter competere o allenarsi. E finiscono per trasformare un fastidio in dolore.
Ma un atleta, anche quando è al 100 per cento ha sempre “fastidi” che deve essere pronto a sopportare in campo”.

Parla anche di “reazioni esasperate, le lacrime per una palla break non sfruttata. Trent’anni fa c’era comunque tensione, ma fatico a ricordare
emozioni così esibite. I tennisti di un tempo erano più solidi mentalmente”.

Alcaraz

Parla poi della dipende dalla figura del fisioterapista.

“Ha poi acquisito importanza la figura del fisioterapista, che rischia di creare dipendenza. Se ne pago uno per girare costantemente con me, paradossalmente finisco per predispormi all’infortunio: tanto poi ci pensa lui… Il fisioterapista a volte viene caricato di altri ruoli: amico, confidente, psicologo, e diventa una sorta di taumaturgo”.