Varenne, solo le zanzare potevano fermarlo. Il cavallo che fece incazzare i francesi (come Bartali)

Furono protagonista di una delle sue rare sconfitte. Ferrarella sul Corsera è da non perdere. Racconta l'epopea di un gigante del trotto che era di un francese. Pensava di aver fatto un affare vendendolo a un napoletano

Varenne, solo le zanzare potevano fermarlo. Il cavallo che fece incazzare i francesi (come Bartali)

le Romain Giampaolo Minucci, driver du cheval italien Varenne, lève le bras en signe de victoire, le 27 janvier 2002 à Vincennes, à l'issue de la course hippique de trot attelé du 81e prix d'Amérique, courue sur 2.700 m. Varenne s'impose pour la deuxième fois consécutive dans cette épreuve, et décroche sa 50e victoire. Le cheval français Général du Pommeau (D), drivé par J.Lepennetier, prend la deuxième place. AFP PHOTO JACQUES DEMARTHON (Photo by Jacques DEMARTHON / AFP)

Varenne, solo per intenditori

I cavalli sono una passione (e un vizio): o li hai, o non li hai. E un esperto e appassionato di cavalli si riconosce lontano un miglio. È il motivo per cui in morte del grande Varenne non si può prescindere oggi dalla lettura di Luigi Ferrarella (cronista di giudiziaria) sul Corriere della Sera.

Ferrarella comincia ricordando una delle rarissime sconfitte del cavallo che fece la fortuna di Enzo Giordano cambiavalute napoletano che lo acquistò per 180 milioni di lire nonostante un microdistacco osseo in una zampa che, “se si fosse spostato anche solo di qualche millimetro, avrebbe potuto azzopparlo in qualunque momento”.

Giordano ci credette, grazie al veterinario Pio Iannarelli, e la sua vita cambiò.

Ferrarella parte dalla sconfitta di Milano nell’estate del 2001 e ricorda il ruolo chiave che ebbero le zanzare:

“Le zanzare, l’unico avversario a poter vantare d’aver davvero battuto Varenne: debilitato dalle insopportate nemiche alla vigilia di una afosa serata a San Siro nell’estate 2001 (tanto che da allora i suoi uomini l’avrebbero poi sempre protetto con una speciale coperta refrigerante anti-punture), a San Siro nel Gran premio Unire il più forte cavallo trottatore di tutti i tempi fu clamorosamente piegato dal carneade svedese Jackhammer”.

La doppia beffa per i francesi

Ricorda ovviamente la gara di Bologna (si trova su YouTube) che lo rivelò al mondo del trotto. Fu squalificato per rottura in partenza ma rimase in pista e sbalordì tutti con una retta conclusiva condotta a velocità tripla rispetto agli altri.

E i francesi che si incazzano, canterebbe Paolo Conte. Perché il proprietario era francese (Jean Pierre Dubois) e lo vendette credendo di fare un affare. E – doppio smacco – perché porta il nome della strada dove si trova l’ambasciata italiana a Parigi: Rue de Varenne.

Poteva essere francese, anzi lo era. E invece è diventato un italiano da esportazione. Ha vinto tutto Varenne. Persino due volte di fila l’Amerique e una volta – la prima sua partecipazione – i francesi gli negarono il successo convalidando una partenza palesemente irregolare. Ricorda tutto Ferrarella. Potrebbe scrivere un libro. Forse è l’unico che potrebbe scrivere (e noi speriamo che lo faccia) uno di quei paragoni impossibili tra Varenne e Ourasi fuoriclasse degli anni Settanta: chi è stato più forte? Ourasi ha vinto quattro Amerique. Varenne ha incassato più di tutti: 6,3 milioni di euro di premi vinti durante la sua carriera.

Il resto leggetelo sul Corriere della Sera. Ne vale la pena. Solo Mario Fossati – forse – avrebbe potuto fare di meglio.