Che lezione le interviste post-gara di nuotatori e atleti. I calciatori stiano zitti, se non hanno niente da dire
Gli Europei di Parigi e Birmingham hanno riproposto lo spettacolo di campioni spontanei, freschissimi, brillanti: è la lingua del vero agonismo che il calcio ha dimenticato

Italy's Sara Curtis reacts after setting a new world record in a semi-final of the women's 50m backstroke swimming event during the LEN European Aquatics Championships at the Olympic Aquatic Centre in Saint-Denis, northern suburbs of Paris, on August 12, 2026. (Photo by SEBASTIEN BOZON / AFP)
Non le gare, l’acqua increspata dai record, il tartan rasato dai tacchetti che lo sorvolavano sempre più veloci. Non le prestazioni, i tempi, le medaglie. Non la gloria a scadenza che affligge il nuoto come l’atletica come tutti gli sport olimpici – fatichi un paio di anni, vinci, il Paese ti è grato, poi torni uno yogurt dimenticato in frigo. Gli Europei in contemporanea, da Parigi a Birmingham in un palleggio pirotecnico, hanno lasciato sul selciato una polvere di stelle inestimabile: una lectio magistralis di comunicazione di massa sportiva. Una sequela ininterrotta di super-atleti affannati, bagnati, felicissimi o stravolti, nella mixed zone della Rai come per un casello autostradale. Tutti con un timbro che non si insegna, naturale, spontaneo, terribilmente sexy: la parola dell’agonismo senza patine accessorie.
La lezione degli Europei che ancora vinciamo
A raccontare di fatiche intraducibili per un pubblico a cui ancora la tv del pallone racconta le doppie sedute dei ritiri alpini di Serie A con la grammatica delle vessazioni: “hanno fatto le ripetute, in salita. Alcuni hanno addirittura vomitato”. Ma senza mai farla troppo pesa, direbbero loro: educati, gentili pur nello sconforto, diretti, spigliati, sempre freschissimi. Sorridenti per lo più, anche se abbattuti. Mai una polemica, mezzo alibi, un quarto di recriminazione. Qualcuno fradicio d’un pianto irrefrenabile, lì davanti alla telecamera senza un addetto stampa che lo tirasse via, senza timore di diventar virale. Come il povero Stronati:
Come Erika Saraceni, uscita in lacrime dalla finale del salto triplo,anche Edoardo Stronati non ha deluso nessuno. Sono giovanissimi,al loro primo europeo e vengono da infortuni. La finale non è andata come sperato, ma sarà tutta esperienza. Non si può parlare di “delusione” 😭😭 https://t.co/7slVH8Ww7T pic.twitter.com/XOMgyOHlk2
— Tintintin (@t1nt1nt1) August 14, 2026
Gli esempi sono così tanti che solo a farne un Blob ne verrebbe fuori un montaggio di 3-4 ore buone. Da Curtis a Ceccon, da Battocletti agli staffettisti, s’è innescato un flipper ipnotico: il commento post-gara bello come la gara stessa, o quasi. Succede quando chi parla ha qualcosa da dire, capita che si finisca per ascoltarli. Perché i migliori nuotatori e tuffatori e saltatori e velocisti e mezzofondisti d’Europa sono ventenni che oltre a passare giornate intere a lavorare in pista o in piscina, studiano, si laureano, e soprattutto abitano il mondo del reale. Viaggiano, vivono all’estero. Hanno una curiosità e uno sviluppo che tracima anche in tv. Quando parlano sono ammalianti. Soprattutto per chi è costretto a sorbirsi la lingua di plastica dei post-partita, una sbobba rivoltante.

Ceccon non le manda a dire
Prendiamo Ceccon, che è per fama e originalità un plastico di questo fenomeno. E’ arrivato secondo per un centesimo nei 100 dorso, la sua gara vinta dal greco Apostolos Christou. Quando gli hanno detto che, tutto sommato, c’era andato vicino, ha risposto che “andarci vicino conta solo a bocce”. E che “mi brucia forse un pochino di più perché Apostolo purtroppo, mi spiace, non lo sopporto, però è stato più bravo di me oggi”.
Buon bronzo da parte mia oggi ma verrà eclissato dal WR di Curtis 🙁
Brava Sara ma io il WR ce l’ho da 4 anni eheheh 😝😌
— Thomas Ceccon (@ThomasCeccon01) August 12, 2026
Con varie declinazioni della stessa postura, per una parentesi aliena alla solita estate del calciomercato-oroscopo, abbiamo respirato un’ossigeno da sballo: abituati alla mestizia del pallone ordinario il ritorno alla realtà è ora raggelante, un brinamento dell’anima. Tremiamo mentre ripiombiamo nella fuffa asfissiante più della calura, nei pizzini per “chi sa già”, nelle “rose disadorne”, nelle “gambe ancora imballate”, nel consumo da mammiferi ruminanti di questa poltiglia di vuoto pneumatico. Dopo la lezione degli Europei che ancora possiamo permetterci di dominare, forse il calcio potrebbe fare il più coraggioso dei passi indietro: stare zitti, e tornare a parlare quando avranno qualcosa da dirci.