Conta essere forti sul campo, non sul mercato. E il Napoli fa questo mercato perché ha una squadra forte

Sembra l'estate degli A16, poi si vinse lo scudetto. Il Napoli punta sui calciatori che ha, come l'Inter lo scorso anno. De Laurentiis e Allegri sono convinti che il gruppo meriti una last dance

Conta essere forti sul campo, non sul mercato. E il Napoli fa questo mercato perché ha una squadra forte

3F2K8TD IPA86805880 - Napoli's Italian head coach Massimiliano Allegri and sporting director Giovanni Manna on the third day of SSC Napoli's 2026-27 preseason training camp in Val di Sole, Trentino, Dimaro-Folgarida, July 19, 2026. Indipendente Photo Agency - Alamy

Favasuli, Badiashile e i buchi nella rosa

Le accelerate – probabilmente decisive, ma il punto non è questo – nelle trattative per Costantino Favasuli e Benoit Badiashile raccontano e dimostrano quello che sapevamo già. E cioè che il calciomercato 2026 del Napoli è un’opera di pazienza, di attesa. Di conservazione, di consolidamento. E poi, nel caso, di integrazione. Il diktat societario, non importa se sia giusto e quindi condivisibile, è quello per cui Giovanni Manna e il suo staff devono vendere prima di comprare, o al massimo restare fermi.

E quindi, e quindi, gli arrivi di Favasuli e di Badiashile stanno andando – andranno? – a coprire quelli che sono i buchi da coprire in maniera rapida, immediata. Il primo è quello del vice-Di Lorenzo, un problema che il Napoli si porta dietro da anni (nelle stagioni degli scudetti, i backup del capitano sono stati Zanoli, Bereszyński, Mazzocchi) e che Conte, nel 2025/26, ha “risolto” col passaggio al 3-4-2-1 e con l’arretramento di Politano. Il secondo riguarda invece il subreparto dei difensori centrali, che in realtà non sarebbe sguarnito (al momento, in organico, ci sono Amir Rrahmani, Alessandro Buongiorno, Rafa Marín, Sam Beukema, Luca Marianucci, volendo anche l’adattato Mati Olivera) ma che è stato già investito da una piccola, ma significativa, ecatombe di infortuni.

Favasuli

Proprio quest’ultima lettura della situazione ci torna utile per spiegare la ratio delle scelte fatte dalla dirigenza del Napoli. In poche parole: De Laurentiis, che piaccia o meno, ha preso Allegri perché gli serviva un allenatore in grado di gestire e (magari, possibilmente) rilanciare un organico già vasto, dal costo importante e da integrare solo in caso di bisogno. Il ritorno di Manna sul mercato per un centrale dipende dal fatto che i centrali sono diventati pochi, nel corso dell’estate, causa infortuni. Ecco, questo discorso vale per tutta la rosa di Allegri.

I giocatori del Napoli, in questo momento

La questione è puramente numerica. Nel momento in cui viene pubblicato questo articolo, infatti, il Napoli ha – e quindi è – una squadra molto molto ampia, con almeno due giocatori per ogni casella di un ipotetico 4-3-3 (il modulo utilizzato da Allegri in tutte le amichevoli giocate finora). In alcuni slot, di giocatori ce ne sono anche di più. Se non ci credete, potete andare su Transfermarkt oppure studiarvi bene questo campetto:

E mancano diversi giocatori, adesso ne parliamo

Questa squadra ipotetica, come avrete letto/intuito, è stata già “depurata” da tutti quei calciatori che devono essere considerati fuori dal progetto, a meno di clamorosi ribaltoni: Lukaku, Lindstrom, Cajuste, Folorunsho, Cheddira, Obaretin. Più i giovani che abbiamo (intra)visto in questi giorni di preparazione estiva, tra Dimaro e Castel di Sangro. Ebbene, nonostante questi tagli non ci sono slot privi di alternative credibili, a maggior ragione se consideriamo che alcuni calciatori di cui sopra (il già citato Olivera, Vergara, Giovane, David Neres) possono essere impiegati in diverse posizioni.

I numeri

Ecco spiegata la questione puramente numerica: al di là di ogni discorso sulla salute del suo bilancio, in questo momento il Napoli non ha un reale bisogno di comprare calciatori. O meglio: ne sta prendendo uno o due che andranno ad aggiungersi a quelli già in rosa, così da coprire le falle che si sono venute a creare. Per tutto il resto, piaccia o meno, il club azzurro pensa di poter sopperire pescando nelle sue risorse interne. Investendo (o reinvestendo) su quello che c’è già.

Inoltre, come se non bastasse, ci sono altri numeri a “giustificare” questa visione: quelli relativi alle liste. Piccolo vademecum per chi non sapesse di cosa parliamo: tutte le squadre iscritte al campionato di Serie A sono tenute a rispettare alcune regole nella registrazione dei loro giocatori. Ma quali sono queste regole? Eccole:

  • Limite massimo di 25 calciatori
  • Obbligo di registrare almeno 4 calciatori formati nel settore giovanile della stessa squadra
  • Obbligo di registrare almeno 4 calciatori formati nei vivai di club italiani
  • Gli Under 22 alla data d’inizio del campionato non occupano slot, quindi rappresentano un “bonus” rispetto al limite di 25 di cui sopra

In virtù di tutte queste limitazioni, di fatto, il Napoli ha pochissimi margini per operare sul mercato. Gli addii di Miguel Gutiérrez e quello (praticamente definito, pare) di Romelu Lukaku hanno liberato due posti nella lista “Over”, altrimenti Allegri avrebbe dovuto tagliare almeno tre dei giocatori che abbiamo inserito nel campetto qualche riga più su. Di conseguenza, l’arrivo del 25enne Badiashile (Favasuli è nato nel 2004, quindi è da considerare Under 22) deve essere valutato con molta, molta attenzione.

Gutierrez

Come combattere la frenesia del mercato (quella non sana)

In questo modo, cioè semplicemente mescolando numeri e regolamenti, dovremmo aver ammansito la frenesia per la campagna acquisti del Napoli. Il concetto-chiave, già espresso più volte in questo testo, sta in una frase: che piaccia o meno. Che piaccia o meno, quindi, questa è la direzione scelta da De Laurentiis, dal suo gruppo dirigente. Molto probabilmente anche da Allegri, che sicuramente sarà stato catechizzato rispetto alle strategie/esigenze del suo nuovo club, a ciò che sarebbe successo durante la finestra di mercato estiva.

Che piaccia o meno, ancora, il Napoli 2026/27 non avrà molti giocatori diversi rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni. Perché la società è convinta che i titolari, le riserve e anche i “bocciati eccellenti” siano degli asset ancora spendibili, nel senso di ancora valorizzabili. Questa definizione, a differenza di tutte quelle che abbiamo snocciolato finora, non è – perché non può essere – oggettiva, è una valutazione puramente di campo.

Ed è qui, naturalmente, che affiorano e sedimentano i sentimenti negativi dei tifosi, l’idea per cui una squadra d’élite possa essere forte solo se si rinforza sul mercato, possibilmente senza vendere. Per quanto sia molto umana, si tratta di un’idea anche molto ingenua, quindi non sana. La storia, del Napoli e del calcio in generale, ci dice che le cose possono andare in mille altri modi diversi. Sia per logiche che per tempistiche.

I precedenti

Prendiamo l’estate del 2022: mai come allora il Napoli di De Laurentiis venne contestato dai suoi tifosi, scottati dalla cessione in blocco di Koulibaly, Fabián Ruiz, Mertens e Insigne e dagli arrivi, ad agosto o anche dopo, di Kim Min-jae, Raspadori, Ndombelé (a inizio mercato erano stati presi Kvaratskhelia, Olivera e Ostigard). Ebbene: a maggio 2023, ma in realtà molto prima, quel Napoli ha vinto lo scudetto. Due anni dopo, ovvero nell’estate 2024, gli azzurri presero Gilmour, McTominay, David Neres e Lukaku solo dopo la prima partita di campionato, e a maggio 2025 erano sul Lungomare Caracciolo a festeggiare un altro titolo.

E ancora: un anno fa, di questi tempi, l’Inter sembrava una squadra irrimediabilmente depressa, Chivu aveva sostituito Inzaghi, gli unici acquisti annunciati erano stati quelli di Sucic e Bonny, a fine agosto sarebbero arrivati Akanji e Andy Diouf. Dieci mesi dopo, i nerazzurri hanno sollevato al cielo il trofeo della Serie A e la Coppa Italia.

kvaratskhelia marchetti napoli

Il mercato del Napoli (fatto con la testa)

Ovviamente ci sono tanti altri casi in cui una squadra non adeguatamente rinforzata ha vissuto una stagione deludente, ci mancherebbe altro. Il punto, però, sta(rebbe) nel non confondere le valutazioni fatte di pancia con le valutazioni fatte di testa, nel non farsi prendere dall’ansia di “vincere” il calciomercato prima ancora che le partite. Nel caso del Napoli, torniamo per un attimo all’inizio di questa analisi, bisogna andare a individuare e metabolizzare quelle che sono state le idee imposte dal club: abbassamento del monte ingaggi, (re)investimento sugli asset già a disposizione, mantenimento dell’ossatura tecnica che ha fatto così bene in questi anni.

Poi certo, anche riguardando al campetto di cui sopra restano alcune perplessità: Lucca sarà in grado di sostituire Hojlund nel momento del bisogno? Buongiorno potrà essere recuperato? E in che tempi? Questi interrogativi fanno venire fuori i nomi/ruoli dei giocatori più frequentemente accostati al Napoli negli ultimi giorni, vale a dire quello di un difensore centrale (come Badiashile) e di un attaccante importante (come Gabriel Jesus).

Non è un caso, non può esserlo: Giovanni Manna e il suo staff stanno lavorando seguendo direzioni e direttrici chiare, per non dire scontate. Stanno facendo un calciomercato di sfoltimento e di sospensione. Che piaccia o meno, una volta di più, hanno scommesso sul Napoli che c’era già. E su Allegri.

I dubbi sono (solo) di campo, il Napoli è (o comunque crede di essere) una squadra forte

La figura dell’allenatore, in questo progetto, è/sarà centrale, determinante. Perché, proprio in virtù di tutto ciò che abbiamo detto finora, gli unici dubbi che restano sul Napoli 2026/27 riguardano gli incastri tattici tra i calciatori in rosa. Tra quattro centrocampisti potenzialmente titolari (ovviamente Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne) e l’esigenza di valorizzare i tanti esterni/trequartisti a disposizione, tra le sue idee di calcio equilibrato/di gestione e una squadra storicamente votata al possesso, al controllo tecnico delle partite.

Ecco, tutti questi discorsi riguardano essenzialmente dinamiche tattiche. Dal punto di vista manageriale e strategico, il Napoli si è comportato in un certo modo perché sente di avere una squadra forte, in grado di competere su più fronti senza fare rivoluzioni. E in effetti la storia recente conferma questa visione, dopotutto gli azzurri sono reduci da uno scudetto e da un secondo posto, da un successo in Supercoppa.

E non si tratta neanche di una squadra così “vecchia” come viene descritta: al momento, infatti, Allegri ha a disposizione un solo giocatore over 34 (De Bruyne) e cinque over 30 (Spinazzola, Politano, Di Lorenzo, Rrahmani e Lobotka). Certo, parliamo di elementi centrali, di cosiddetti “titolari fissi”, quindi c’è la percezione per cui il Napoli non abbia più una squadra giovane.

Conclusioni

E qui torniamo di nuovo al concetto iniziale: De Laurentiis ha voluto concedere una Last Dance a un gruppo che ha dimostrato di essere forte, di qualità. Che ha vinto e che ha rivinto, per altro con due allenatori molto diversi tra loro. Certo, probabilmente l’ha fatto per ragioni economiche più che tecnico-affettive, ma il senso ultimo della sua strategia è questo. E in fondo, dal suo punto di vista, è anche giusto che le cose vadano così: se guardiamo alla sua storia, il presidente del Napoli si è “affezionato” a blocchi di giocatori che hanno ottenuto – e quindi portato, in termini di risultati e in termini finanziari – molto meno.

Solo il tempo dirà se la mossa del Napoli è stata giusta, come detto molto passerà da Allegri e dalla sua capacità di mettere insieme le varie anime che fanno muovere la sua squadra. Però, ecco: sarebbe sbagliato, è sbagliato, mettersi a contestare un progetto che, per ammissione diretta dei suoi progettisti, non prevedeva e non prevederà un mercato pirotecnico. Che nasce da presupposti esattamente opposti, che si fonda su pazienza, attesa, conservazione e consolidamento. Che può piacere o meno, naturalmente, ma che merita fiducia. Almeno questo.