“Aziendalista a chi?”: spiegare a un americano perché sarebbe un’offesa – PODCAST
Immaginate un americano folgorato dai Mondiali che si affaccia per la prima volta al calcio italiano. Come facciamo a raccontargli decenni di cultura del tifo? Una faccenda molto, molto napoletana nel podcast Antifútbol

AC Milan's Italian coach Massimiliano Allegri looks on from the techincal area ahead of the Italian Serie A football match between AC Milan and Juventus at the San Siro stadium in Milan, northern Italy, on April 26, 2026. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)
C’è una frase di Massimiliano Allegri che spiazzerebbe chiunque si avvicini al nostro calcio senza pregiudizi: “Vengo definito un aziendalista: per qualcuno è un’offesa, per me è un complimento”. Da qui parte la puntata n. 11 di Antifútbol, il podcast che il team di VDL 29 realizza con il Napolista: proviamo a raccontare a un ipotetico spettatore americano, entusiasta e sprovveduto, gli ultimi decenni di cultura del tifo.
Non solo resultadisti e giochisti
Perché gli allenatori, nell’immaginario collettivo, non si dividono soltanto lungo la classica griglia del modo di stare in campo — resultadisti contro giochisti. Ce n’è un’altra, altrettanto decisiva: quella del rapporto con la proprietà. Da una parte gli aziendalisti, dall’altra gli antagonisti. Ed è una linea di faglia che, dalle nostre parti, pesa quanto e più dei moduli, come raccontiamo anche quando notiamo che Allegri, in fondo, una cosa sola voleva dire di sé.

Una faccenda molto napoletana
Perché a Napoli la prospettiva del “papponismo” ha reso popolari i mister che operano in aperta polemica con la famiglia De Laurentiis — Sarri, ma anche il primo Mazzarri — e sospetti quelli invece acquiescenti, Ancelotti su tutti. Non è però un tema solo cittadino: l’accezione negativa di “aziendalista”, diventata sinonimo di servile, arriva dal sindacalismo. E ovunque il tifoso pretende che l’allenatore sia il garante delle sue istanze di vittoria davanti a una società che magari insegue altre priorità. Chi si sottrae, tradisce parte della missione. Anche perché, come ricordiamo, l’invito ad Allegri è a essere aziendalista, ma non troppo.
Il sospetto del commendator Borlotti
Il neofita americano è spiazzato da tanta politicizzazione del ruolo? Deve sapere che i tifosi sono una categoria strana di “clienti”, che a volte hanno pure ragione: se si guarda alla maschera del commendator Borlotti de L’allenatore nel Pallone (1984), motivi per essere diffidenti verso le proprietà ne hanno eccome. È il cuore ironico di una puntata che continua il viaggio del podcast dentro il nuovo Napoli, dopo aver già provato ad “accettare Allegri”, il Maxiavelli che fa al caso degli azzurri, e dopo la puntata sul Mondiale a 48 squadre.
Buon ascolto
Per le musiche si ringraziano gli O’Funk’Illo (Yo lo coloco) e Marco Crimaldi. Buon ascolto.
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