Allegri una cosa voleva dire, che è aziendalista. Il resto è stato gestione del risultato

All'inizio era emozionato. Poi avrebbe potuto parlare altre due ore senza dire nulla. Non è uno showman, non ama i proclami (non ha citato lo scudetto). Non ha risposto nemmeno a Cardinale. Ha elogiato De Bruyne, ha parlato benissimo di Conte. È uno che sa stare al mondo.

Allegri una cosa voleva dire, che è aziendalista. Il resto è stato gestione del risultato

L’Allegri che conoscevamo, un filo emozionato

È stato Allegri in purezza. All’inizio si è emozionato, perché è un emotivo anche se cerca di mascherarlo. Però poi è venuto fuori per quello che è. Un allenatore che non ama fare lo showman. Non prepara cosa dirsi. Non si è preparato slogan, come ha ricordato e si è perfino scusato. Ha risposto a tante domande senza dire niente, come capita a tanti grandi tecnici. “Il calcio è bugia”, diceva Benitez. Avrebbe potuto parlare altre due ore senza dire nulla in più. È un professionista. È uno che sa stare al mondo.

De Laurentiis e Allegri

Se vogliamo avere come riferimento Paolo Sorrentino, il suo “È stata la mano di Dio” e la frase di Capuano: “A tien’ na cosa ‘a ricere”, ecco lui una cosa voleva dirla e l’ha detta. Forse quella se l’era preparata. Ha chiarito che lui è aziendalista ed è orgoglioso di esserlo. Per lui è un complimento. Si sente un amministratore delegato in campo. Ha ricordato che “l’allenatore deve gestire il patrimonio della società che sono i giocatori”. Che “nel calcio di oggi la vera sfida è essere competitivi e sostenibili, l’allenatore deve essere in simbiosi con la società”. Voleva marcare non solo una differenza col passato ma soprattutto un confine. Lui è questo. E lo è per convinzione da tanti anni.

Per De Bruyne una parola l’ha spesa

Il resto è stata gestione del risultato, come per una partita che si sta conducendo uno a zero. Chi vorrà scandagliare le sue parole, potrà trovare che non ha nominato la parola scudetto (ma non sarebbe stato da lui). Però ha parlato di trofei. Ha definito De Bruyne un calciatore straordinario e pure senza sbilanciarsi ha fatto capire che farà di tutto per tenerlo con sé. Per i nostalgici, ha riesumato la cara vecchia differenza reti. Lo ha fatto per rimarcare un caposaldo della sua visione: il calcio al fondo quello è. I numeri sono importanti ma sono il riflesso di quello che accade sul campo.

Kevin De Bruyne giocatore belga del Napoli

Ha parlato benissimo di Conte, ovviamente. Ha rispettato e tutelato il suo lavoro. Non ha risposto alla caduta di stile di Cardinale sul Milan che ora giocherà per vincere. Si è rammaricato per la mancata qualificazione Champions, senza addentrarsi sulle motivazioni.  Ci ha tenuto solo a ricordare che la sua seconda vita alla Juventus non è poi stata così male, ha ricordato le qualificazioni Champions e la Coppa Italia vinta. Ovviamente non ha infierito ricordando che chi è arrivato dopo di lui in bianconero, di certo non ha fatto meglio.

Il calcio vero è dietro le quinte

La battuta non gli manca e l’ha sfoderata quando ha detto: “sono venuto qui per restituire” in risposta a chi gli ricordava gli scudetti chiacchierati che ha vinto sul Napoli.

Allegri sarà così tutto l’anno. È così da una vita intera. È un professionista che ha il senso dell’azienda. Che ama concentrarsi sul campo. E che sa benissimo che il destino delle squadre dipende dai calciatori. E che il calcio è soprattutto quel che avviene dietro le quinte. Il calcio vero è quello. Le conferenze fanno parte del protocollo. Tutto qua.