Il Napoli di De Laurentiis, riformista e illuminista: addio scaramanzia e Decibel Bellini: Napule adda cagna’ (è già cagnata)

Mentre la narrazione è ferma a sfogliatelle e unicità, il Napoli è guidato in modo innovativo ed è con la razionalità e l'intelligenza che è diventato uno dei club più temuti d'Italia. Il Napoli di De Laurentiis è la prosecuzione del Napoli fondato da Ascarelli

Il Napoli di De Laurentiis, riformista e illuminista: addio scaramanzia e Decibel Bellini: Napule adda cagna’ (è già cagnata)

Massimiliano Allegri, coach of Napoli, and Aurelio De Laurentiis, owner of Napoli, attend a press conference for the new SSC Napoli head coach at Teatro di San Carlo on July 14, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Ciro De Luca/NurPhoto) (Photo by Ciro De Luca / NurPhoto via AFP)

La riscrittura di “No grazie, il caffè mi rende nervoso”

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis sta riscrivendo il film cult “No grazie, il caffè mi rende nervoso”. Film, ricordiamolo, il cui soggetto è di Massimo Troisi. L’idea è di Troisi. Non scrisse la sceneggiatura ma il soggetto. Indimenticabile la trama: Funiculì Funiculà (Lello Arena) è il serial killer che, uno dopo l’altro, fa fuori tutti gli artisti napoletani che vogliono allontanarsi dalla tradizione. Da James Senese a Massimo Troisi. Al grido di “Napule non adda cagna'”.

Il Napoli di De Laurentiis sta seguendo la direzione uguale e contraria. Stramba in continuazione (siamo in prossimi della Coppa America). È da oltre vent’anni che De Laurentiis stramba in un mondo ultraradizionale quale è quello del calcio. Cominciò con le majorettes che al San Paolo venivano subissate di fischi. E alla fine dovette arrendersi, anche per evitare di dover pagare un’equipe di psicologi per risollevare l’autostima mortificata di quelle povere ragazze.

Il presidente è uno scardinatore

Il presidente è uno scardinatore. Nel calcio molto più che nel cinema. Anche perché la sua – giustamente – è sempre stata una visione da imprenditore, da businessman. Nel calcio europeo, invece, persiste ancora la grottesca idea che si giochi per romanticismo. Ancora l’altro giorno ci è toccato leggere Alan Shearer (monumentale centravanti inglese anni Novanta) contestare la finale mondiale per il terzo posto: “si gioca solo per soldi”. E per cosa dovrebbero giocare, Alan?

De Laurentiis, ad esempio, è da quel dì che vorrebbe i time-out nel calcio, quelli che oggi si chiamano hydration break e tanto scalpore hanno destato. “Perché è solo una scusa per inserire le pause pubblicitarie”. Signora mia, non mi dica. De Laurentiis ragiona con la mentalità imprenditoriale a stelle e strisce. Ha ragione anche sulla Serie A a 16 squadre. Lui non vorrebbe nemmeno retrocessioni e promozioni, proprio sul modello Nba. Potremmo continuare a lungo, citando ad esempio la sua battaglia contro procuratori, intermediari, commissioni. Ci siamo capiti.

Nba Europe

La bolsa narrazione che avvolge sempre la città

Ora sta sfidando un altro tabù che peraltro lo riguarda da vicino. Ossia la scaramanzia, la superstizione. Il Napoli ha cominciato il ritiro di venerdì 17, ha presentato Allegri di martedì. Glielo ha fatto notare Repubblica quotidiano in teoria non proprio conservatore, anche se la scaramanzia è bipartisan. De Laurentiis aveva già sfidato l’ala populista del tifo portando a Napoli lo juventino Massimiliano Allegri (dopo lo juventino Antonio Conte). E ora pone fine al sodalizio con Decibel Bellini. Un normale avvicendamento dopo sedici anni, eppure l’anno scorso la notizia provocò una sollevazione popolare e il Napoli fu costretto a fare marcia indietro.

De Laurentiis conferma ancora una volta che la narrazione a proposito di Napoli e del Napoli avrebbe bisogno di una rinfrescata, di una decina di passate di pittura. E ci teniamo molto ma molto bassi. Invece poi, si finisce sempre all’unicità del luogo, ai tifosi che costruiscono la nave (il Fitzcarraldo di Mergellina), al pastore di Allegri a San Gregorio Armeno, alla città degli eccessi che tanto piace. È la Disneyland dei luoghi comuni, tocca arrendersi.

Antonio Conte

Il Napoli di De Laurentiis si rifà al Napoli di Giorgio Ascarelli

Mentre invece è il club della razionalità, dei conti in ordine, delle scelte intelligenti. È il Napoli riformista e illuminista. Che poi è il Napoli delle origini. Quello voluto da Giorgio Ascarelli l’uomo che lo fondò. Un ebreo illuminato. Il Napoli aveva lo stadio di proprietà cent’anni fa. A proposito: ma perché il sindaco Manfredi nicchia e non smuove la pratica per intestargli il piazzale di fronte allo stadio che oggi invece porta il nome del gerarca fascista Vincenzo Tecchio? Il Napoli di Ascarelli aveva come simbolo il cavallo, il corsiero del sole, poi ridotto a ciuccio dall’autolesionismo della piazza che irrideva la squadra perché perdeva sempre. Ora De Laurentiis quel cavallo lo ha rispolverato e messo sulle magliette.

In fondo, per la sua parte, De Laurentiis ha restituito dignità alla città. È un parolone ma nel calcio è così. Oggi Napoli è un club temuto in Italia. Che si comporta all’americana. Che non ha agganci nei palazzi, nei tribunali, nelle cronache giudiziarie dei giornali. E che nonostante tutto funziona. De Laurentiis è il nostro Infantino altro ipercriticato che ha sfornato l’edizione più ricca e appassionante di sempre dei Mondiali. En passant, diciamo che con Infantino presidente della Fifa Maradona mai e poi mai sarebbe stato trattato in quel modo a Usa 94. Non lo avrebbero trovato positivo all’antidoping per un farmaco che era costretto a usare per anestetizzare la dipendenza da cocaina.

Napule adda cagna’. In verità, Napule è già cagnata. Da tempo.