Garcia esonerato dal Belgio perché non è un ideologo, è troppo pragmatico. È l’effetto Spagna
È arrivato ai quarti ai Mondiali. Nieuwsblad racconta che il Belgio l'ha fatto fuori per tanti motivi, ma soprattutto perché si affidava troppo all'intuito e al caso. "Non parte da un sistema, ma da un problema"

Belgium's head coach Rudi Garcia pictured during a press conference of Belgian national soccer team Red Devils to announce the selection for the 2026 FIFA World Cup, at the Proximus Basecamp in Tubize, on Friday 15 May 2026. The 2026 FIFA World Cup will take place in the United States, Mexico, and Canada from 11/06 to 19/07. BELGA PHOTO EMILE WINDAL (Photo by EMILE WINDAL / BELGA MAG / Belga via AFP)
Una delle conseguenze a cascata, sul lungo periodo, della vittoria della Spagna al Mondiale è la rivalutazione generale dei commissari tecnici. Soprattutto la loro aderenza al nuovo modello che ora tutti proveranno a replicare in qualche modo: l’organizzazione quasi compulsiva della Spagna di De la Fuente. E su questi presupposti, tra gli altri, il Belgio ha esonerato Rudi Garcia. Che ha portato il Belgio ai quarti di finale, non un risultato da disprezzare. Battuto dalla Spagna per un gol di Merino al minuto 88 (Garcia sbaglia a togliere Courtois dal campo e caro gli costò).
È molto interessante il racconto del licenziamento dall’interno che ne fa il quotidiano belga in lingua olandese Nieuwsblad. Descrive il Mondiale sempre sul filo del rasoio di Garcia, e della fiducia sempre più fiacca che in Belgio avevano per il loro tecnico. Accusato, più di ogni altra cosa, di affidarsi al caso, all’intuito, al troppo pragmatismo e mai alla preparazione degli eventi. “Garcia non è un ideologo. Non parte da un sistema, ma da un problema. Questo lo rende flessibile, ma anche imprevedibile”, scrivono.
Genialità o disastro?
Non tanto una questione di risultati, di numeri, ma di “visione, cultura e futuro”. La domanda che aleggiava dopo ogni decisione all’interno dello spogliatoio era “È stata una genialità o un disastro?”. “La gestione delle partite divenne un ricorrente argomento di discussione”. Anche prima del Mondiale, e poi durante.
Gli esempi che fa il giornale sono tanti: Doku titolare contro la Spagna, la sostituzione di Courtois, l’annuncio tardivo della formazione iniziale contro gli Stati Uniti, lo scambio di battute con Youri Tielemans contro il Senegal “sintomo di un attrito più ampio. “La riunione dei giocatori senza il commissario tecnico dopo Egitto e Iran aveva già evidenziato come il rapporto non fosse più idilliaco”.

“La federazione e i giocatori, abituati a lavorare con allenatori più moderni, hanno riscontrato una scarsa direzione strutturale e troppa improvvisazione”, scrive ancora il giornale.
“Garcia spesso prendeva decisioni importanti all’interno di una ristretta cerchia di persone fidate e talvolta andava contro il parere degli esperti interni. I membri dello staff belga si sentivano poco coinvolti. Questo contrastava con la cultura che la federazione vuole promuovere: cooperazione, trasparenza. La convocazione dell’infortunato Zeno Debast contro il parere medico è diventata un caso emblematico”.
Il pragmatismo è un problema
“Il pragmatismo è una qualità, ma è diventato un problema perché la federazione vuole progredire. Non contano solo i risultati, ma anche la leadership, la collaborazione e la convinzione che ci siano ancora margini di miglioramento. Ed è proprio qui che sono nati i dubbi. Garcia era l’uomo giusto per portare la nazionale al livello successivo?”.

“C’è un altro fattore in gioco: Garcia si è progressivamente chiuso in se stesso. Ha cercato il supporto di giocatori esperti come Witsel e Romelu Lukaku. Tuttavia, anche loro hanno notato che a volte sembrava perdere completamente la bussola in panchina. La comunicazione si è fatta più limitata e la trasparenza è diminuita. Questo non è un disastro in un club, ma lo è in una nazionale, dove lo staff è numeroso e le questioni delicate sono molto delicate”.
In Belgio ormai lo consideravano “una figura distante, un estraneo. Non conosce la cultura calcistica belga dall’interno; non ne percepisce tutte le dinamiche. Questo può essere un vantaggio nel prendere decisioni, essendo meno influenzato da ciò che appare sulla stampa. Tuttavia, è uno svantaggio quando si tratta di costruire una visione condivisa”.
Alla fine, scrive il giornale belga, “nessuno può definire facilmente Garcia un cattivo commissario tecnico della nazionale. Al contrario. Ha dato nuova linfa alla squadra. L’ex allenatore di Lille, Roma, Olympique Marsiglia, Lione, Napoli e Al Nassr, tra gli altri, è pragmatico, esperto, flessibile e osa prendere decisioni. È riuscito a mettere in panchina stelle come De Bruyne e Doku senza lamentele. Ha protetto i giocatori nei momenti difficili. Ma non è riuscito a convincere la federazione di essere l’uomo giusto per il futuro”.