Il Messico gioca per molto più della gloria: quando scende in campo calano gli omicidi

Jeff Powell sul Daily Mail, raccontando un Paese di casa al torneo che trova nel pallone una gioia rara, mentre convive con i cartelli della droga, 134.000 desaparecidos in due anni, povertà e proteste.

Il Messico gioca per molto più della gloria: quando scende in campo calano gli omicidi

Mexico's defender #20 Mateo Chavez celebrates scoring his team's first goal during the 2026 World Cup Group A football match between the Czech Republic and Mexico at the Mexico City Stadium in Mexico City on June 24, 2026. (Photo by CARL DE SOUZA / AFP)

Ci sono partite che valgono più dei tre punti, e una nazione intera che ci si aggrappa. È il senso del racconto di Jeff Powell sul Daily Mail dedicato al Messico ai Mondiali: quando il Tri scende in campo, in un Paese bellissimo e martoriato dalla violenza, succede qualcosa che va oltre il calcio. Il tasso quotidiano di omicidi diminuisce.

Quando il Messico gioca ai Mondiali, gli omicidi calano

Il dato, riferito da Powell, è impressionante: nei giorni in cui gioca la nazionale il numero di omicidi scende a circa 30 ogni 24 ore, contro una media che quest’anno si aggira sui 70 al giorno. Di norma l’effetto vale soprattutto quando il Messico vince — in caso di sconfitta il bilancio risale, così come l’incidenza degli abusi domestici — ma nell’ultima, ininfluente sfida con la Cechia (la nazionale era già prima del Gruppo A) il risultato contava poco: era comunque festa. Una festa che la gente vive ballando ogni notte per le strade, e che ha persino messo in pausa le proteste degli insegnanti che alla vigilia abbattevano le statue dei calciatori.

Tifosi messico

Una gioia rara in un Paese segnato da violenza e desaparecidos

Powell, però, non edulcora il contesto. Il Messico, scrive, è una nazione “piena di problemi economici e sociali e di livelli orribili di violenza”: gli omicidi del 2026 sono proiettati a 25.550 (circa 8.000 in meno rispetto al Mondiale del Qatar 2022), ma colpisce l’alta percentuale di matricidi. E quei numeri non comprendono i 134.000 tra uomini, donne e bambini scomparsi negli ultimi due anni, le cui foto sono appese agli alberi lungo i viali della capitale: presunte vittime dei cartelli della droga, che ai loro traffici aggiungono ormai sfruttamento sessuale e traffico di organi, arrivando a costruire ospedali e scuole per accaparrarsi consenso.

Sullo sfondo, l’impopolarità della presidente Claudia Sheinbaum, criticata per un banchetto sfarzoso offerto ai vertici Fifa mentre milioni di messicani vivono in povertà con sussidi da 200 pesos al giorno (circa 10 euro). Un Mondiale dall’impatto economico enorme, che qualcuno legge come la definitiva americanizzazione del calcio, ma che qui regala soprattutto orgoglio nazionale.

Se arriva l’Inghilterra ai sedicesimi

Il Messico, che da padrone di casa giocò i quarti nelle due edizioni del 1970 e 1986 all’Azteca, sogna ora di rivivere quei fasti. Per farlo, agli ottavi potrebbe trovare l’Inghilterra di Tuchel e Kane, il 5 luglio in altura.

Tifosi del Messico ai Mondiali

I Tre Leoni, scrive Powell, difficilmente si faranno carico del “contesto sociale” — il loro, in fondo, è solo calcio, parte di un torneo che resta soprattutto un grande business televisivo. Ma se quella sfida arriverà, troveranno di fronte una squadra che gioca “per la propria vita sportiva e per quella di tante altre persone”. Perché in Messico, in queste settimane, un pallone che rotola vale molto più di una partita.