Chi ama non dimentica: Edy Reja per sempre nella storia azzurra
Nel Centenario del Napoli, un omaggio a Edy Reja, il tecnico friulano scelto da De Laurentiis, e Mariano Bogliacino, regista d'altri tempi, con il coraggio di Sosa e i gol di Calaiò. Le fondamenta su cui poggia il Napoli di oggi.

Edoardo Reja during the friendly match between Spain and Albania, played at the RCDE Stadium, in Barcelona, on 26th March 2022. (Photo by Joan Valls/Urbanandsport /NurPhoto) (Photo by Urbanandsport / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Chi ama non dimentica. Mai slogan fu più appropriato e lo è ancora, per raccontare le vicende azzurre.. Oggi che il Napoli si appresta a tagliare il traguardo secolare del suo cammino, lo sguardo della mente non può non andare a ritroso, oltre i palcoscenici scintillanti d’Europa, oltre i tricolori della storia recente, per riavvolgere il nastro fino a quel limbo polveroso e infernale che fu la Serie C, ricordando il fango per dare il giusto valore alle stelle.
Edy Reja, il generale friulano della risalita dalla Serie C
In quel purgatorio dove il blasone rischiava di essere inghiottito dall’oblio, ci fu un uomo, un friulano tutto d’un pezzo, che accettò la sfida più folle del calcio moderno per restituire la dignità a un popolo ferito, ed Edoardo Reja arrivò all’ombra del Vesuvio con il piglio del generale saggio e la valigia piena di pragmatismo. La prima grande intuizione del presidente neofita del pallone, De Laurentiis. Per Edy non c’era spazio per i ricami lirici in quei pomeriggi di battaglia a Gela o a Martina Franca; servivano spalle larghe, cuore freddo e una fede incrollabile nel lavoro per fare da scudo a un gruppo di ragazzi catapultati in una piazza che pretendeva tutto e subito, canalizzando la pressione di settantamila anime che affollavano il San Paolo anche contro i fantasmi del dilettantismo. Con la sua andatura fiera e quel dialetto del nord che pian piano si impastava con la passione del sud, il mister ha tracciato la rotta, prendendo una barca che provava a risalire dalle falle del fallimento per trasformarla in un incrociatore capace di aggredire la Serie B e, infine, di ritrovare la terra promessa della massima serie.
Mariano Bogliacino, la melodia silenziosa della rinascita
Ma ogni grande condottiero ha bisogno del suo uomo del destino e per Edy Reja quell’uomo aveva i piedi vellutati, lo sguardo mite e il passaporto di Colonia del Sacramento, ovvero Mariano Bogliacino. Se Emanuele Calaiò era l’arciere che scoccava le frecce della liberazione e Roberto “El Pampa” Sosa incarnava l’orgoglio indomito dell’ultimo re argentino rimasto a lottare nel fango, Bogliacino è stato la melodia silenziosa ma incessante di quella rinascita, un calciatore d’altri tempi, mai una parola fuori posto e mai un atteggiamento sopra le righe, ma con la certezza che quando il pallone scottava la sfera finiva sempre tra i suoi piedi. Non era solo un centrocampista, era l’amuleto di una resurrezione con un sinistro che diventava un compasso capace di disegnare traiettorie di speranza laddove gli altri vedevano solo barriere, l’uomo dei gol pesanti come macigni e delle geometrie silenziose che davano luce, il talismano che Reja stringeva tra le mani quando la tempesta imperversava.
Reja, Calaiò e Sosa, gli artigiani del Centenario azzurro
In questo Centenario che celebra i giganti e le coppe, la storia vera la scrive chi ha scavato le fondamenta e il Napoli di oggi deve un pezzo della sua anima alla solidità spigolosa di Reja e alla poesia concreta di Bogliacino che, insieme al coraggio di Sosa e ai gol di Calaiò, riconquistarono il futuro un passaggio alla volta, artigiani di una rinascita i cui nomi brillano nel grande libro del secolo azzurro di una luce che il tempo non potrà mai scalfire. Chi ama non dimentica. Edy Reja per sempre nella storia azzurra.