Il Mondiale del 2026 segna la definitiva americanizzazione del calcio

L'analisi del Paìs: i cooling break, voluti per mere ragioni pubblicitarie, ma non solo. Il calcio è sempre più industria di intrattenimento

Il Mondiale del 2026 segna la definitiva americanizzazione del calcio

Db New York (Stati Uniti) 13/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Chelsea-Paris Saint-Germain / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Donald Trump-Gianni Infantino

Con tutta probabilità, ciò che sta andando in scena nel corso di questi Mondiali negli Stati Uniti d’America è il chiodo definitivo sulla bara di una certa concezione di calcio. E per certa concezione di calcio si intende quella di noi europei e dei sudamericani. Ad oggi, il football assomiglia di più a un passatempo a stelle e strisce che a un coacervo di simbolismo sacro, capace di unire gioia, passione e soprattutto sofferenza, a cui siamo abituati.

L’analisi di Ramon Besa su El Paìs analizza i motivi di questa transizione.

L’americanizzazione del calcio: un processo irreversibile

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Si legge sul Pais:

“Non è che il calcio stia per scomparire, ma si gioca sempre più in modo diverso, più americanizzato che mai, come se fosse uno sport adattabile alle regole del baseball, della Nba o dell’Nfl”.

Si parte dai cooling break, duramente contestati anche da Klopp:

“Le partite non si dividono più in due tempi, ma in quattro, e le pause di idratazione, teoricamente programmate per favorire “il benessere dei giocatori”, sono obbligatorie anche quando gli stadi sono climatizzati, come ad Atlanta. Le interruzioni non servono solo a far riposare i calciatori — se necessario — e permettere ai tecnici di correggere il piano partita — come un timeout del basket — ma sono pensate anche per consentire alle televisioni di trasmettere la pubblicità necessaria a monetizzare i diritti televisivi pagati alla Fifa

Perché introdurre norme pensate per penalizzare le perdite di tempo, per poi spezzare le partite in quattro tempi per mero interesse economico?

Il calcio è diventato parte dell’industria dell’intrattenimento e lo spettatore approfitta di ogni pausa di tre minuti per lasciare il posto, andare a prendere cibo, bevande o andare in bagno e tornare quando il pallone è già in gioco e gli spot pubblicitari sono ancora in onda”