Mondiali 2026, impatto economico totale di 80 miliardi di dollari
Lo studio OpenEconomics riportato da Repubblica. I settori maggiormente coinvolti saranno quelli di accoglienza turistica e ristorazione. Per gli Stati Uniti, un ritorno sociale sull’investimento di 4,03 miliardi di dollari.

Souvenirs shaped like the FIFA World Cup trophy and traditional Mexican hats are displayed for sale on a street in Mexico City on June 8, 2026. (Photo by Yuri CORTEZ / AFP)
Oggi il via ai Mondiali 2026 che si svolgeranno in Canada, Stati Uniti e Messico, con 48 squadre partecipanti. Secondo OpenEconomics, riportato da Repubblica, per ogni dollaro investito dalla Federazione si prevede un ritorno di 3,64 miliardi di dollari in benefici per la società.
Il valore dei Mondiali 2026
Il quotidiano scrive:
Per gli Stati Uniti il ritorno sarà anche maggiore con un ritorno sociale sull’investimento di 4,03. Restano, tra gli altri, i dubbi sul costo dei biglietti e il rammarico, tutto italiano, per aver mancato l’accesso alla competizione: un rimpianto sportivo ma anche economico da 1,5 miliardi di euro.

L’impatto economico totale previsto dal torneo è stimato in 80,1 miliardi di dollari, con un contributo alla crescita del Pil di 40,9 miliardi e la creazione di 824mila posti di lavoro a tempo pieno. Il giro di affari è composto da: 6,7 miliardi come valore aggiunto diretto dei settori coinvolti (prenotazioni e consumi in hotel e ristoranti); 18 miliardi gli effetti indiretti su fornitori e filiera (aumentano gli ordini di beni e servizi), 55 miliardi sull’indotto. In particolare, per gli Stati Uniti l’impatto sarà da 30,5 miliardi, contributo al Pil di 17,2 miliardi e 3,4 miliardi in entrate fiscali, 185mila posti di lavoro.
La spesa iniziale di 13,9 miliardi di dollari include il budget Fifa, gli investimenti in infrastrutture, i costi delle città ospitanti e la spesa dei turisti. Il settore terziario sarà quello che assorbirà maggiormente, circa il 54% della spesa totale legata all’evento.
Saranno i settori di accoglienza turistica e ristorazione che vedranno la crescita occupazionale maggiore; subito dopo, i trasporti, principalmente quello aereo; poi il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e le attività immobiliari; e infine, arte, sport, intrattenimento, servizi ricreativi.