Reina, dichiarazione d’amore a Napoli: “Al ristorante ero come Dio, e ogni lunedì frutta e verdura gratis a casa”
Ospite del podcast 'Offsiders', l'ex portiere ripercorre gli anni in azzurro con parole d'amore: il colpo di fulmine nel 2003, gli idoli che diventano religione, e gli aneddoti più teneri.

Napoli goalkeeper Pepe Reina (25) celebrates victory after the Serie A football match n.34 JUVENTUS - NAPOLI on 22/04/2018 at the Allianz Stadium in Turin, Italy. (Photo by Matteo Bottanelli/NurPhoto) (Photo by Matteo Bottanelli / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Ci sono storie d’amore che non finiscono mai, e quella tra Pepe Reina e Napoli è una di queste. Lo spagnolo, che in azzurro ha lasciato un segno indelebile tra il 2013 e il 2018, è tornato a parlarne ai microfoni del podcast ‘Offsiders’, e lo ha fatto con la dolcezza di chi non riesce — e non vuole — dimenticare.
Il colpo di fulmine, dal 2003 a Sarri
L’amore, racconta Reina, è nato molto prima del suo arrivo. “Ignoravo l’esistenza del Napoli. Cioè, sapevo che esisteva: ci ero andato con mia moglie, che allora era la mia ragazza, nel 2003, in crociera, e mi innamorai della città, della storia, dell’atmosfera molto andalusa, molto vivace, del carattere. Ci siamo fatti una foto al San Paolo, che conservo ancora oggi“. Dieci anni dopo quella foto, il destino: l’arrivo in prestito con Benitez nel 2013, la parentesi al Bayern, il ritorno e l’acquisto a titolo definitivo nel 2015, le stagioni straordinarie con Sarri fino all’addio del 2018. In mezzo, una Coppa Italia e lo status di idolo. “Napoli è stata la città in cui abbiamo avuto i momenti migliori in termini di vita”, dice. “È una città super diversa, devi accettarla così com’è”.
“Al ristorante ero come Dio”: gli aneddoti e l’affetto
Ma è quando ricorda il rapporto con la gente che Reina si commuove di più. “Al ristorante ero come Dio”, confessa. E poi l’aneddoto più tenero: “Ricevevo frutta e verdura gratis a casa ogni lunedì, e non so cos’altro. Questa roba portava fortuna”. Un affetto totale, che lo spagnolo ha sempre sentito addosso: “Fin dal primo giorno ho avuto la sensazione che mi dessero quello che non avevano: sono persone con il cuore, appassionate di calcio, perché lì è una religione”. Da qui la frase che ogni tifoso vorrebbe incorniciare: “Essere un calciatore a Napoli vuol dire essere a un altro livello, completamente diverso dal resto”. Un equilibrio, di carriera e di vita, che Reina ha trovato grazie alle sue radici del sud: “Il sole, il mare, gente amichevole e calorosa. Noi siamo del sud, i miei genitori sono di Cordoba, mia moglie è di Cordoba: ci ero abituato”. Parole che spiegano perché, ancora oggi, resti uno di quelli che a Napoli non dimenticheremo, il “fratello maggiore“ che ha rimpianto soltanto di non aver vinto lo scudetto — “sarebbe stata la mia vittoria più grande” — e che sogna di tornare un giorno da allenatore.