Pirlo e quel senso di superiorità di Maldini e Leonardo. Poi il calcio italiano non si offenda se Binaghi sfotte
Pirlo oggi sarebbe un atto di arroganza. Non una scelta meritocratica. L'Italia è una grande occasione anche per Maldini e Leonardo che non hanno i curriculum di Allodi e Campos. Sembra che ci stiano facendo una cortesia.

Db Milano 20/09/2014 - campionato di calcio serie A / Milan-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini-Andrea Pirlo
Quel che ha detto Leonardo, Allegri lo diceva dieci anni fa
Il prevedibile no di Guardiola apre già una nuova fase nella interminabile crisi di governo del calcio italiano. Il presidente Malagò ha conferito l’incarico a Paolo Maldini che si è portato il vice Leonardo. Stanno facendo le consultazioni. E hanno beccato il no di Guardiola che si è guardato bene dal venire in Italia dove peraltro avrebbe dovuto provare un trapianto di Dna che a nostro avviso è impossibile. Ma andiamo avanti.
C’è da trovare il commissario tecnico. Perché hai voglia a dire che è l’aspetto meno importante, secondo noi non è affatto vero. Abbiamo ascoltato ieri Leonardo. Non ha detto cose trascendentali. Ha tracciato un programma di governo basato sulla riscoperta della tecnica e di calciatori che saltino l’uomo. Difficile non essere d’accordo. Massimiliano Allegri è un decennio, che denuncia le scuole calcio italiano dove anonimi mister si sentono piccoli Guardiola e quasi vietano ai ragazzini di divertirsi con la tecnica. Ci sarebbe un ampio discorso da fare sull’Italia che ha voluto scimmiottare con un decennio di ritardo il tiki-taka di Pep mentre si era già converto al calcio verticale e si era preso in squadra il portiere che non sa giocare coi piedi (Donnarumma) e il centravanti che non lega con la squadra (Haaland).

Pirlo non è De La Fuente
Quindi se la Federazione, con Maldini e Leonardo, dovesse riuscire a far arrivare le loro direttive in tutte le scuole calcio d’Italia, nessuno toglierebbe loro un’ovazione con ola. Ma tutto questo non c’entra col commissario tecnico. Ed è grottesco il solo pensare “se non viene Guardiola, c’è Pirlo”. È come dire: “Non abbiamo trovato posto alle Bahamas, andiamo a Licola”. Parliamo di pianeti sideralmente lontani. Non comprenderlo, vuol dire non rendersi conto della realtà. Oggi la Gazzetta lo scrive in modo chiaro.
E sono fuori luogo i paragoni di Pirlo con De La Fuente. Il tecnico spagnolo campione del mondo ha lavorato quasi dieci anni in federazione. Ha portato alla vittoria l’Under 15, l’Under 19, ha vinto i Giochi del Mediterraneo, ha conquistato l’argento alle Olimpiadi di Tokyo. Ha fatto la trafila che una volta si faceva in Italia. La trafila che condusse Bearzot e Vicini sulla panchina della Nazionale. Le scelte federali in Italia sono di fatto finite con l’avvento di Arrigo Sacchi, anche se Cesare Maldini aveva allenato l’Under 21 prima di approdare alla Nazionale A.

Maldini e Leonardo e quel vago senso di superiorità
Pirlo ha conquistato a stento – all’ultima giornata – la qualificazione Champions con la Juventus in cui giocava Cristiano Ronaldo. Andate a vedere la rosa di quella squadra. Era forte. E infatti vinse Coppa Italia e Supercoppa italiana. L’anno prima, con Sarri, aveva conquistato lo scudetto. Dopodiché il curriculum di Pirlo recita: Sampdoria in Serie B con un settimo posto e un esonero. Una anonima esperienza in Turchia e poi la Serie B degli Emirati Arabi Uniti. Imporre Pirlo perché senza Pirlo non si può, equivarrebbe a un atto di arroganza. Certamente non una scelta meritocratica.
E questo ci porta a un’altra riflessione. Va benissimo la scelta di Maldini e Leonardo. Ma, anche guardandoli ieri, sembra che abbiano l’atteggiamento dei salvatori della patria, di chi quasi ci sta facendo una cortesia. Di chi è stato talmente pregato che alla fine ha detto sì. Maldini è un monumento del calcio. Però insomma è un dirigente con una sola esperienza. Buona, anche ottima: ha vinto lo scudetto col Milan. Però non stiamo parlando di Allodi o dello stesso Marotta. O di Luis Campos l’uomo che ha sostituito Leonardo al Psg e ha portato la squadra dell’emiro a vincere due Champions di fila dopo oltre un decennio di pernacchie incassate in giro per l’Europa. Guardando Maldini e Leonardo, viene da dire: “anche meno”. Pure per loro è una grandissima occasione. Non sono stati chiamati dal Pergocrema (con tutto il rispetto).
Ora Malagò deve dare il meglio di sé. L’uomo è scaltro, astuto, intelligente. Non dobbiamo presentarlo noi. Poi magari con Pirlo vinciamo Europei, Mondiali, diventa il nuovo Vittorio Pozzo. Noi ce lo auguriamo e glielo auguriamo. Un aspetto positivo della nomina di Pirlo c’è: è giusto che Maldini e Leonardo si assumano la piena responsabilità della loro decisione. Su questo concordiamo. Però oggi la sua eventuale nomina ci porterebbe solo a dire: “poi i dirigenti del calcio italiano non si offendano se Binaghi li sfotte”.