Senza Sinner, gli italiani si prendono il Roland Garros: Cobolli, Berrettini e Arnaldi agli ottavi
Bertolucci sulla Gazzetta scrive che c'è ancora tanta Italia al Roland Garros, e forse è proprio questa la notizia più bella dopo le uscite di Jannik Sinner e l'assenza di Lorenzo Musetti.

Italy's Matteo Berrettini reacts to a point against Argentina's Francisco Comesana during their men's singles match on day 7 of the French Open tennis tournament on Court Simonne-Mathieu at the Roland-Garros Complex in Paris on May 30, 2026. (Photo by Dimitar DILKOFF / AFP)
C’è ancora tanta Italia a Parigi, e che gli italiani al Roland Garros continuino a far parlare di sé anche senza il loro fuoriclasse è il dato più interessante di questa settimana. Dopo l’uscita di Sinner, crollato col caldo e con Musetti costretto a saltare lo Slam per la lesione al retto femorale, sono rimasti in tre a tenere alta la bandiera: Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi, tutti agli ottavi.
Il punto, come osserva Paolo Bertolucci, è che Sinner ha aperto una strada e cambiato la percezione del possibile: oggi vincere un torneo o stare in Top 10 “sembra quasi normale”. Ma la sua “luce abbagliante” ha finito per mettere parzialmente in ombra chi gli stava accanto. Ora, senza di lui, quello spazio si libera.

“L’eliminazione dolorosa di Sinner, però, ha avuto un effetto particolare. È come se avesse chiuso il grande ombrello sotto il quale tutti si erano abituati a stare. Ora si sono accesi i riflettori su Cobolli, Berrettini e Arnaldi e il pubblico italiano è pronto a spingerli e tifare come ha fatto ieri, nelle battaglie in cinque set dei due Matteo, entrambi ritrovati”.
Cobolli, Arnaldi, Berrettini: i tre che restano
Flavio Cobolli si trova davanti a una grandissima occasione: tabellone aperto, momento di crescita, personalità e coraggio. È lo stesso giocatore che, in Coppa Davis, faceva il numero 1 dell’Italia B con successo.
La storia più sorprendente è però quella di Matteo Arnaldi: fino a qualche mese fa sembrava precipitato in una crisi senza fine, poi la vittoria a Cagliari gli ha ridato fiducia, e dopo Roma adesso Parigi conferma il cambio di passo, con la qualificazione agli ottavi dopo cinque ore di battaglia. È il ragazzo che non è nato ricco e che a 14 anni ha dovuto cavarsela da solo.
E poi c’è Matteo Berrettini, il cui discorso va oltre il tennis. La sua commozione dopo la vittoria racconta anni di sofferenza, di infortuni, di battaglie col proprio corpo. Per uno che aveva faticato a ritrovare la gioia di giocare, tornare a sentirsi competitivo in uno Slam, dopo cinque ore di lotta, è “un pezzo di tutta l’Italia del tennis”.

L’ombrello Sinner e l’Italia che c’è sotto
Qui sta il senso vero della giornata. Per anni Sinner è stato il grande ombrello sotto cui tutti gli altri si erano abituati a stare. La sua assenza non è solo un vuoto: è anche una vetrina. Bertolucci parla di “un’Italia diversa”, profonda, ricca, competitiva. Un movimento che non vive soltanto del suo numero uno, pur restando lui il riferimento assoluto. È la conferma che Sinner traina un’età dell’oro del tennis italiano che è solo all’inizio, e che la base si è allargata: non a caso a Roma era emerso anche Darderi, capace di battere Zverev.