La fragilità fisiologica di Sinner, a Napoli c’è un termine preciso

Uallera. Ovviamente non c'è nulla. C'è che non può sostenere ritmi insostenibili. Non è un robot, come ha detto. È anche vero che i precedenti cominciano a essere tanti

La fragilità fisiologica di Sinner, a Napoli c’è un termine preciso

Italy's Jannik Sinner reacts during a break in the semi-final against Russia's Daniil Medvedev at the ATP Rome Open tennis tournament at Foro Italico in Rome on May 15, 2026. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

Più che una metafora è un’onomatopea: uallera. Perché riproduce quasi il suono dello stadio di tedio, risicata energia, debolezza assoluta, del suo significato. Ecco: Sinner è un fuoriclasse assoluto, e forse più che un tallone d’Achille ha una sorta di… uallera. Una fragilità fisica evidentemente poco allenabile, che viene fuori troppo spesso per non unire i puntini che sparpaglia durante le sue estenuanti stagioni di dominio del tennis. L’ha ammesso lui stesso, quando era già montata la polemica-alibi “non si può giocare a mezzogiorno con 35 gradi”: “Non è stato il caldo. Faceva caldo, sì. Ma stavo male già dalla mattina. Non ho dormito bene, non avevo energie”. E’ un problema, questo. L’unica piccola grande crepa del campione.

Sinner è arrivato alla clamorosa sconfitta con Cerundolo dopo 31 partite in 83 giorni: una media di un match ogni due giorni e mezzo. Se arrivi in fondo a tutti i torni a cui ti iscrivi non c’è verso di prendersi pause. Il caldo, come ha certificato lui stesso, valeva per lui e per tutti gli altri (che comunque non se la passano bene). In contemporanea a Sinner altri quattro match sono cominciati fra le 11 e le 14, finendo al quinto set. Stesso sole, stessa canicola. Solo Sinner ha reagito così male.

Paradossalmente la spossatezza acuta improvvisa è più preoccupante di un più banale colpo di sole. Perché evidenzia quanto sia labile il confine tra controllo assoluto e resa totale: a Sinner mancavano quattro servizi appena, per chiudere il match. Un’inezia, considerata anche la qualità espressa in battuta negli ultimi mesi. Era a pochi centimetri dal traguardo. Non è svenuto, non è collassato. Gli sono venute meno le energie, con un’intensità tale da non riuscire a competere con un avversario modesto, fino a quel momento surclassato. Forse ci siamo abituati ad analizzare troppo in superficie lo sport agonistico, senza cogliere la raffinatezza del dettaglio, e il suo peso specifico: Sinner che sta bene è dominante; ma appena cala diventa “umano”, al livello degli altri. Non basta buttare la palla di là, proprio no.

I precedenti

E allora parlano per forza i precedenti. Una rassegna rapida, giusto per contestualizzare: la pioggia notturna di Roma che lo salva da Medvedev come un dio meteorologico; i crampi contro Griekspoor a Shanghai; il vomito in campo in Cina nel 2023, primo episodio documentato della serie; la finale di Cincinnati 2024 saltata per “spossatezza”, categoria diagnostica che richiama la suddetta uallera; il capogiro ai quarti di Wimbledon contro Medvedev, preceduto l’anno prima da un virus; Melbourne 2025, tremori e problemi gastrointestinali contro Rune. A parte tutto questo ricordiamo le vesciche, una caviglia a Sofia, un dito storto prima della Davis, una tonsillite olimpica.

Sinner ha vinto solo 6 delle 18 partite in cui gli è toccato arrivare al quinto set. Otto delle ultime nove, quattro su cinque sulla terra. Ha giocato nove match Slam oltre le tre ore e 50 minuti e li ha persi tutti. Con Cerundolo in cinque set non ci arrivato, a quella soglia critica. E’ crollato prima.

La preoccupatissima rassegna stampa

Al di là delle polemiche incrociate sugli organizzatori del torneo e sull’arbitro (colpevoli, all’estero, di avergli riservato un trattamento di favore), l’analisi del decadimento fisico è il cuore della rassegna stampa tematica in Italia. Gabriele Romagnoli su Repubblica scrive che “sembra per sempre felice e contento e invece qualcosa dentro di lui s’inceppa. È già capitato, qualche volta si è ripreso e qualche altra no. Ricapiterà. L’anca, il succo di cetriolini, la fatica, sono schermi o concause. C’è un una mina invisibile”. 

Marco Imarisio sul Corriere della sera che “il caldo è il suo tallone d’Achille, c’è poco da girarci intorno e poco importa delle dichiarazioni ufficiali. È un campione forte di testa, ma che quando avverte di non stare bene diventa fragile. La sensazione è che dentro di lui si scateni un effetto a catena, un corto circuito”.

E così La Stampa scrive di “crisi sinneriane in qualche modo evolute, e sfuggenti a ogni regola. Non si tratta più di vesciche e dermatite su schiena e gambe. Quelli sono problemi superati, già ai tempi di Zimaglia e Sirola, gli specialisti di Riccardo Piatti. Se c’è dell’altro, Sinner e il comitato di salute pubblica che lo circonda sono impegnati a non dirlo. O forse non lo sanno neppure loro”.

Forse, davvero, è solo la sua fisiologia. Altrimenti detta: uallera.