My way, De Laurentiis è il Frank Sinatra del calcio italiano
Oggi compie 77 anni. Ha gestito il Napoli a modo suo, contravvenendo a tutte le regole del fare impresa: no infrastrutture, no stadio, no struttura aziendale complessa. E ha vinto: in campo e fuori. Gli hanno offerto 2 miliardi per il suo capolavoro imprenditoriale

Italian cinema producer, businessman and owner of the Serie A football club SSC Napoli Aurelio de Laurentiis leaves the Armani Theatre where late Italian fashion designer Giorgio Armani lies-in state, in Milan on September 7, 2025. Giorgio Armani died on September 4, 2025 at 91. (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)
Aurelio De Laurentiis non ha voluto festeggiare il 77esimo compleanno col record della plusvalenza più ricca della storia del calcio. Ventidue anni fa, ottenne un prestito di 30 milioni di euro da Unicredit e, di questi 30, 16,6 li mise nel Napoli. Oggi, primavera 2026, la notizia è che ha rifiutato una mega offerta di 2 miliardi di euro per acquistare la sua creatura. Ossia il Napoli. Che raccolse in un’aula del tribunale fallimentare e che – di piano quinquennale in piano quinquennale – ha portato a crescere in campo e fuori. È inutile qui ricordare, perché lo sanno tutti, che fino al terzo scudetto, ossia fino al 2023, De Laurentiis a Napoli ha vissuto in un clima di ostilità più o meno diffusa. Una sorta di Cairo, o di Lotito. Il pappone, lo chiamavano. Poi, con il successo, le cose sono cambiate. Ora potrebbero anche togliere la statua di Garibaldi e sostituirla con la sua. Sarebbe un’operazione condotta a furor di popolo.

Il Napoli è Aurelio De Laurentiis
Il Napoli è Aurelio De Laurentiis. Che, assecondando esclusivamente le proprie idee, ha scalato le gerarchie del calcio italiano. E mentre gli altri cadevano, erano costretti a passare la mano, rallentavano perché schiacciati dai debiti, lui ha recuperato posizioni. Fino a fare del Napoli uno dei club più solidi della Serie A, se non il più solido. Lo ha fatto contravvenendo alle presunte regole del saper fare impresa calcistica. Niente infrastrutture: non ha un immobile. Nemmeno uno chalet di proprietà. No stadio. No centro sportivo. No investimenti nel settore giovanile. No struttura aziendale propriamente detta. Il Napoli ha una struttura agile. Che possiamo sintetizzare così. C’è lui innanzitutto e sopra tutto e tutti. C’è il suo uomo ombra: Chiavelli l’amministratore delegato. E c’è l’allenatore che è l’altra stella ammessa nel sistema solare. Il resto è contorno. Con alcuni ruoli che negli ultimi anni hanno acquisito un po’ più visibilità come ad esempio il marketing e l’auto-produzione di magliette affidata alla figlia Valentina.

My way. De Laurentiis è stato ed è il Frank Sinatra del nostro calcio. Ha sempre vissuto a modo suo. In pubblico e in privato. Non si è mai accucciato all’ipocrisia imperante nell’alta società. Se dovessimo fare l’elenco delle persone che Adl ha mandato a fare in culo, non la finiremmo più. De Laurentiis è al tempo stesso l’imprenditore che controlla tutte le uscite del Napoli, persino l’acqua minerale. E poi va a prendere Antonio Conte e gli offre un contratto faraonico che in Italia nessun altro gli avrebbe potuto garantire. Gli esempi sarebbero infiniti. È unico.
Ha operato in una piazza in cui le curve a 50 euro sono considerate uno scandalo
Ha portato a Napoli i migliori allenatori italiani in circolazione, e ha piazzato qualche notevole colpo anche tra quelli stranieri. Come ad esempio Benitez. Alcuni tecnici li ha creati dal nulla, come Sarri. Lo stesso Spalletti era stato dimenticato. Ha dato la possibilità ai tifosi di ammirare grandissimi calciatori: da Cavani a Higuain a Osimhen, a Kvaratskhelia. Mertens, McTominay e tantissimi altri. E lo ha fatto in una piazza che storce il naso di fronte alle curve a 40-50 euro. Siamo distanti anni luce dai prezzi che possono consentirsi Milan e Inter. In un simile contesto, senza proprietà, struttura societaria e bla bla bla, è arrivato a trasformare 16,6 milioni in 2 miliardi di euro. Andrebbe nominato all’impronta almeno ministro delle Finanze. Almeno.

Due anni fa, a 75 anni, è riuscito nell’impresa di mettere da parte il proprio ego
Oggi compie 77 anni. Sarà allo stadio e assisterà all’emozionante saluto che il pubblico tributerà ad Antonio Conte. Ha dimostrato, due anni fa (quindi a 75 anni), di essere capace di saper modificare profondamente la propria personalità. In un’età in cui si vive solo di ricordi. Nessuno lo avrebbe creduto capace di mettere a tacere il proprio ego. E di rimanere due anni dietro le quinte. In silenzio. E invece lo ha fatto. Lo ha fatto per salvare la propria creatura (il Calcio Napoli) che lui aveva portato sull’orlo del baratro nell’unica volta in cui si è lasciato trasportare dall’entusiasmo. Dopo la vittoria del suo primo scudetto. Ha mostrato un lato umano che in tanti non credevano potesse avere. E che lo ha reso più simpatico. E ha vinto anche il secondo scudetto della sua presidenza.
Oggi potrebbe vendere. Avrebbe stravinto. Su tutto e tutti. Forse lo farà. O forse no, perché a 77 anni sa benissimo che senza il Napoli, smetterebbe dall’oggi al domani di essere al centro della scena. I soldi contano, per carità. Mai, però, quanto il sentirsi vivi. Se vendesse, potrebbe tenere banco solo con le operazioni nostalgia, quelle che lui detesta. Deciderà lui, come al solito. E in ogni caso, come hanno dimostrato ventidue anni di presidenza, deciderà bene. Ha fatto la storia del Napoli e si è conquistato un ampio capitolo di quella del calcio italiano. Vivendo sempre a modo suo. E fottendosene del perbenismo e del giudizio degli altri. Chapeau. E auguri.