Per Tuttosport è come il 2006, sembra una nuova Calciopoli
Tuttosport traccia il parallelo tra il caso Rocchi e Calciopoli 2006. L'editoriale di Vaciago: il calcio italiano ha bisogno di chiarezza totale.

An Milano 03/06/2014 - conferenza stampa di presentazione libro 'Il pallone lo porto io' / foto Andrea Ninni/Image nella foto: Luciano Moggi
Quando è Tuttosport — il quotidiano di Torino, storicamente vicino alla Juventus — a scrivere che “sembra l’inizio del 2006″, il parallelo con Calciopoli smette di essere una suggestione e diventa un’evidenza che nessuno può più ignorare.
L’editoriale di Guido Vaciago non usa giri di parole. Il caso Rocchi, con un designatore accusato di scegliere arbitri “graditi” all’Inter, ha le stesse coordinate di vent’anni fa. “È tutto maledettamente simile”, scrive Vaciago. Si allungano le stesse ombre: riunioni riservate, designazioni pilotate, strategie per orientare arbitri e Var in favore di un club. Nel 2006 c’erano le telefonate di Luciano Moggi. Oggi ci sono le pressioni di Rocchi sulla sala Var e le designazioni combinate per Bologna-Inter e Coppa Italia.
Le somiglianze con Calciopoli: riunioni, designazioni, insabbiamenti
Vaciago elenca i punti di contatto con chirurgica precisione. Ci sono “riunioni più o meno segrete a margine di partite di Coppa Italia e strategie per consentire all’arbitro Doveri nelle partite chiave“. C’è il caso Udinese-Parma, “apparentemente il meno grave” ma che “è il segnale più inquietante” perché dalle prime frammentarie informazioni emerge che “arrivò dalle tribune un suggerimento vietato all’arbitro davanti al monitor”. E c’è l’esposto dell’assistente Domenico Rocca, che aveva denunciato tutto — e che la Procura federale archiviò, esattamente come nel 2006 il sistema aveva cercato di seppellire le prime avvisaglie.
Ma Vaciago va oltre. E pone la domanda che conta: “Chi aveva bussato alla porta del designatore Rocchi?”. Perché se fosse solo un comportamento autonomo del designatore, lo scandalo resterebbe confinato alla classe arbitrale. Ma se emergessero connessioni con i club — con l’Inter — allora il parallelo con Calciopoli sarebbe completo. E le conseguenze identiche: penalizzazioni, retrocessioni, classifiche riscritte.
“La giustizia sportiva chiude gli occhi”: l’atto d’accusa di Tuttosport alla Figc
C’è un passaggio dell’editoriale particolarmente duro verso la Federazione. Vaciago scrive che “la giustizia sportiva chiude gli occhi, significa che gli anticorpi non funzionano e quindi il sistema è troppo malato per guarirsi da solo”. È la stessa conclusione a cui sono arrivati Abodi, che ha denunciato l’insabbiamento della denuncia di Rocca, e Federico Ferri di Sky Sport, che ha parlato apertamente di Aia decapitata e commissariamento inevitabile.
Vaciago ricorda anche che la Figc, dopo aver archiviato, appare “misteriosamente a volte ostruzionista, a volte accomodante, a comprensiva, a volte accondiscendente”. Un ritratto impietoso della Federazione che su queste pagine documentiamo da giorni.
“Il calcio italiano non ha la forza di venire fuori da solo”
La chiusura dell’editoriale è un appello alla chiarezza. Vaciago scrive che “se il calcio italiano ha una speranza di venire fuori da questa vicenda, l’unica strada è quella della chiarezza e della verità”. Che tutto deve emergere, che niente va coperto.
E aggiunge un concetto che riecheggia quanto detto da Condò a Sky Sport sulla bomba che non esplode: il rischio di un’omertà è “infinitamente più grave” delle conseguenze di qualunque indagine. Come nel 2006, il calcio italiano è a un bivio. E come nel 2006, la tentazione di insabbiare è forte. Ma questa volta, forse, ci sono troppe luci accese perché il buio possa tornare.