Il Partigiano Scott e il tiro a bersaglio del Maradona: il Napoli si riprende tutto in una notte

Il Napoli travolge la Cremonese 4-0 con gol di McTominay, Hojlund, De Bruyne e Alisson Santos. Dopo Parma e Lazio, l'esorcismo perfetto al Maradona.

McTominay

Napoli's Scottish midfielder #08 Scott McTominay kicks the ball during the Italian Serie A football match between Napoli and Lazio at the Diego Armando Maradona stadium in Naples on April 18, 2026. (Photo by Carlo Hermann / AFP)

Il calcio, quello vero, non è fatto di schemi sulla lavagna, ma di morsi allo stomaco e conti sospesi con il destino. Al Maradona, il Napoli ha smesso di chiedere permesso e ha iniziato a prendersi ciò che la sfortuna e i ritardi avevano provato a scippargli. Si toglie un centrocampista per liberare l’arena ai piedi che sanno colpire.

Il Partigiano Scott libera il Napoli: due tiri, un gol e l’urlo della Resistenza

Nel cuore della battaglia è spuntato lui, Scott McTominay, il Partigiano azzurro, che liberato finalmente dalle catene di un centrocampo troppo affollato ha lanciato l’urlo della Resistenza, dimostrando che anche sotto la maschera di ferro di Conte può battere un cuore che danza. Il partigiano Scott ha sbagliato il primo colpo, quasi a voler tastare il petto di Audero, ma al secondo non ha perdonato, e lì il muro è crollato. Giampaolo voleva pressarci, ma la nostra “cazzimma” ha trasformato quel desiderio in un invito a nozze. Poi è arrivato il raddoppio di Rasmus, un gol sporco e benedetto, nato dalla voglia pura di chi si scrolla di dosso il palestrato Baschirotto con la forza di chi non ha più tempo da perdere e scarica verso la porta tutta la rabbia accumulata. Se McTominay è stato il fucile, Kevin è stato il violino, delizioso nel rubare palla al difensore come se la estraesse a forza da una marmitta incastrata, dopo che il solito Scott era volato in cielo a sfidare le leggi della gravità.

Il regno di Alisson Santos e l’esorcismo dopo Parma e Lazio

Il secondo tempo è diventato poi il regno di Alisson Santos: la sua resa è stata clamorosa, un’abnegazione fatta di sudore e ostinazione, segnando e cercando persino di regalare la gioia a Mazzocchi, perché in questa rissa dolce il Napoli non ha mai smesso di colpire. La Cremonese è finita in mezzo a un turbine, pagando con lividi non suoi colpe antiche di altri campi. Scott si è divorato il cinque a zero dal dischetto, ma a un Partigiano si perdona ogni cosa, anche un peccato di sufficienza sotto porta, mentre la traversa di Amir ancora trema nel finale di una partita che non voleva finire mai. Dopo Parma e la Lazio, bisognava ricordare al mondo che siamo una squadra forte, e questo tiro a bersaglio è stato l’esorcismo perfetto, una passerella necessaria nata da una fame tardiva che ora, finalmente, ha smesso di nascondersi. Chissà questa estate cosa ci riserverà, quali venti cambieranno direzione e quali promesse verranno scritte sulla sabbia, ma nel frattempo ci godiamo una squadra che, oltre la vittoria, ha mostrato al suo allenatore la sua faccia migliore, forse l’ultimo, disperato tentativo di seduzione per convincerlo a restare, a crederci ancora, a sentire che questo legame può essere ancora più forte di ogni addio.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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