La figlia di Schillaci: “Non tirò il rigore contro l’Argentina perché aveva paura”

Jessica Schillaci al Times: "Grazie alla malattia, diventò una persona migliore. Si scusò in punto di morte per le sue assenze. Come disse lui stesso, quel rigore potrebbe rappresentare l'essenza del suo rapporto con noi, i suoi figli"

Schillaci

Italian forward Salvatore Schillaci exults after scoring his team's first goal during the World Cup semifinal soccer match between Italy and Argentina 03 July 1990 in Naples. Argentina and Italy played to a 1-1 tie but Argentina advanced to the finals with a 4-3 victory on penalty kicks dashing the hopes of Italian fans of a World Cup victory by their team on home soil. (Photo by DANIEL GARCIA / AFP)

Jessica Schillaci, la figlia del Totò nazionale, l’eroe delle “notti magiche” di Italia 90, ha raccontato il lato intimo del papà in un libro molto toccante.  Lei oggi vive a Verona. Il Times la incontra in un bar alla periferia di Verona proprio durante Italia-Irlanda del Nord. Al Times lei dice che “ogni quattro anni, la sua mente tornava alle notti magiche e a tutti i ricordi ad esse legati. Anche dopo tutto quel tempo, faceva fatica a credere che fosse stato tutto vero“.

Schillaci è morto per un cancro al colon nel settembre 2024, all’età di 59 anni. Nel libro la figlia parla delle ripetute infedeltà, della sua assenza in momenti cruciali della sua infanzia e adolescenza. E del fatto che in punto di morte, Schillaci le chiese perdono. Voleva anche non usare più il suo cognome, per un periodo l’ha fatto.

“Il cognome era ingombrante, ne sentivo il peso. Volevo fare le cose per conto mio, essere me stesso per i miei meriti, o anche nei miei difetti. Non l’ho nascosto, ma non me ne sono nemmeno vantata. Ora parlo liberamente e con orgoglio di essere la figlia di quell’uomo così come si è manifestato quegli ultimi giorni. Non la figlia dell’attaccante stella degli anni Novanta ma della persona che era alla fine quando è stato spogliato di essere un calciatore ed era un uomo”.

“Lo definisco meravigliosamente imperfetto perché alla fine della sua vita ha guarito le nostre ferite emotive. Voleva scusarsi per alcune cose che non aveva fatto e per i momenti in cui non era stato presente, perché erano tanti e sapeva che era importante. Il fatto che si sia scusato è la mia eredità più grande, molto più importante di qualsiasi cosa materiale mi abbia lasciato. Porterò per sempre con me questo tesoro”
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Scrive il Times:

“Per Jessica, quei giorni e quelle notti brutali trascorsi al capezzale del padre nell’Ospedale Civico della sua città natale, Palermo, hanno spinto a rivalutare la loro relazione. Infermiera di comunità in Veneto, volontaria di un gruppo religioso, in precedenza era stata giornalista. Il suo primo libro pubblicato, uscito lo scorso settembre, è una raccolta emotivamente carica ma perfettamente acuta di riflessioni su quel legame padre-figlia”.

Il Times la definisce impietosa nel libro nel descrivere l’assenza del padre nei momenti chiave della sua infanzia e della sua adolescenza. Il padre le ha chiesto perdono in punta di morte (Totò aveva anche un altro figlio)

“Grazie alla malattia, è diventato una persona migliore, più completa. Ha mostrato i suoi sentimenti e le sue emozioni. Si è tolto quella corazza emotiva e ci ha mostrato le sue paure. Dico sempre che un uomo può vincere contro il cancro, contro le malattie, perché se è vero che possono portarti via la vita, possono anche migliorarla”.

Nel libro, Jessica racconta di come Schillaci le rivelò di essersi rifiutato di calciare un rigore nella semifinale persa dall’Italia contro l’Argentina. La spiegazione ufficiale era stata un infortunio muscolare. “A volte le responsabilità fanno paura. Non sempre si vuole assumersi la responsabilità di ciò che la propria vita può essere. Papà aveva paura quella sera. La paura fa parte della vita, e non avere paura significa non vivere. Come disse lui stesso, quel rigore potrebbe rappresentare l’essenza del suo rapporto con noi, i suoi figli.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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