La chiusura di Open Var piace ad arbitri e club (grazie a cronisti compiacenti accreditano narrazioni di comodo)

Ordine sul Giornale: "Gli arbitri non amano sentirsi in piazza con i loro dialoghi e i club - in mancanza di una voce ufficiale - potranno accreditare quel che vorranno grazie ai loro circuiti"

Marelli Open Var

Cm Milano 14/03/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Atalanta / foto Crisitano Mazzi/Image Sport nella foto: Denzel Dumfries-Gianluca Manganiello

La chiusura di Open Var piace ad arbitri e club (che grazie a cronisti compiacenti accreditano narrazioni di comodo)

Open Var va verso la chiusura. Come al solito, in Italia si scambia l’effetto con la causa. Open Var è certamente una trasmissione decisamente migliorabile ma il senso originario – la trasparenza e soprattutto aiutare a sperare il regolamento – era condivisibile. Invece l’anno prossimo non ci sarà e Franco Ordine sul Giornale spiega anche perché. È una decisione condivisa sia dagli arbitri che così non assisteranno più a pubblici processi sui loro errori ma anche ai club che potranno indirizzare le narrazioni che preferiscono grazie al circuito di cronisti di riferimenti. Ieri Gravina è stato chiaro su Open Var. 

Scrive Ordine:

Ora è ufficiale: arbitri da un lato e club dall’altro vogliono tornare indietro su Open Var, la pubblicazione dei dialoghi tra arbitro di campo, calciatori e varisti collegati da Lissone. Lo ha confermato il presidente Figc Gravina con una dichiarazione che rappresenta da un lato la difesa d’ufficio di Rocchi (foto) e dei suoi arbitri e dall’altro la denuncia del clima tossico intorno agli ultimi episodi discussi del campionato: «C’è un clima insopportabile rispetto agli arbitri. Apriremo una riflessione con l’Aia sui pro e contro di Open Var per la prossima stagione (quella attuale è blindata da un contratto, ndc). Da iniziale forma di trasparenza sta diventando oggetto di strumentalizzazione. Non sarà mai possibile azzerare al 100% gli errori».

La marcia indietro è cominciata e si può spiegare semplicemente così: da una parte gli arbitri si sentono “messi in piazza” con la pubblicazione dei dialoghi di campo o con il silenzio-assenso dei varisti, dall’altra alcuni club pensano che in mancanza di questo passaggio, sarà possibile accreditare le narrazioni di comodo, spesso pubblicizzate grazie attraverso le chat interne con influencer e cronisti di riferimento. Se la convergenza tra club e arbitri fosse confermata, di sicuro il contratto con Dazn in scadenza a giugno 2026 non sarà rinnovato e rappresenterà un passo indietro clamoroso sulla strada della trasparenza.

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