Brasile-Francia interrotta due volte per il “caldo” di Boston: 18 gradi

So Foot: "La prova generale dei Mondiali. L’egemonia di Infantino dimostra che questa decisione non è sinonimo di progresso". Il calcio non può diventare uno sport spezzettato, anche Deschamps non era d'accordo alle due pause per rinfrescarsi.

Infantino trump

Db New York (Stati Uniti) 13/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Chelsea-Paris Saint-Germain / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Donald Trump-Gianni Infantino

Ieri si è disputata Brasile-Francia (vinta 2-1 dai francesi) a Boston, una sorta di prova generale per il Mondiale di quest’estate. Durante il match ci sono state pause per dar modo ai giocatori di rinfrescarsi, ma anche per ultime indicazioni tattiche e dar spazio alla pubblicità.

Il calcio diventa uno sport spezzettato con le pause durante le partite

Secondo So Foot, questi intervalli modificano il modo di vivere una partita, in peggio:

Dopo 21 minuti abbondanti di gioco, il signor Guido Gonzales Jr. ha fischiato l’inizio della pausa a seguito di un leggero fallo di Malo Gusto. “È la pausa per rinfrescarsi? Ah, ma non fa caldo…” ha commentato Bixente Lizarazu sotto i 18 gradi di Boston, prima di aggiungere “Quest’estate sarà necessario. Adesso no”. Stessa scena nel secondo tempo, dopo un orribile passaggio di Theo Hernandez: “Ah, è la pausa”. Bixente Lizarazu fatica a capire. Non è il solo. Carlo Ancelotti può approfittarne per effettuare tre cambi in una volta sola. Didier Deschamps preferisce invece esprimere le sue riserve su questa evoluzione del gioco: “Per voi, emittenti, è una buona cosa avere questa finestra pubblicitaria, ma cambia il calcio. Avere questi tre minuti spezza tutto”.

Sì, tutto. Tutto il grande “villaggio” del calcio può legittimamente opporsi a quella che in realtà è una pausa pubblicitaria, poiché è stata decisa indipendentemente dalle condizioni climatiche. Il calcio si prepara a voltare pagina rispetto a ciò che è sempre stato: uno sport con due tempi, senza interruzioni, fin dall’introduzione della legge 7 del regolamento: “Una partita si compone di due periodi di 45 minuti ciascuno. I giocatori hanno diritto a una pausa tra i due tempi che non superi i 15 minuti”. Questa è la regola. Queste pause avranno sicuramente i loro vantaggi e sostenitori: i calciatori si dissetano, possono fare il punto tattico. E quest’estate, alcuni potranno perfino tuffarsi in piscina o girare le verdure sulla griglia durante queste interruzioni.

La decisione di Infantino non è sinonimo di progresso.

Conclude So Foot:

Il calcio sta salutando lentamente la sua essenza. Sta cambiando paradigma. Non può permettersi di accettare modifiche alle regole contrarie al gioco solo perché si gioca negli Stati Uniti. Ma, come accade per ogni progresso, bisogna considerare il contesto sociale che lo accompagna. Questo contesto è il Mondiale americano, in un Paese abituato a sport spezzettati (hockey, baseball, basket, football…). L’egemonia di Gianni Infantino dimostra che questa decisione non è sinonimo di progresso. Il calcio non deve trasformarsi in uno sport diviso in quattro tempi. Si possono immaginare allenatori che propongono schemi tattici a gioco fermo dopo ogni interruzione, come nel basket? O spettacoli interminabili durante l’intervallo? Persino Deschamps si schiera contro.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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