Saviano: “Fin quando quella dirigenza dell’Inter rimarrà al suo posto, il campionato non avrà la dignità per essere da esempio”

Dura replica dello scrittore al senatore Verini (commissione Antimafia). Ignorato invece Marotta: “Una dirigenza, quella dell'Inter, che, è scritto nella sentenza, era in piena sudditanza nei confronti degli ultrà. Non hanno denunciato, hanno patteggiato. Anche attraverso il calcio abbiamo finito per sdoganare la presenza mafiosa nel nostro Paese".

Saviano Inter

Italian writer Roberto Saviano attends a discussion at the Frankfurt Book Fair on October 18, 2024, on the third day of the world's biggest book fair in Frankfurt am Main, western Germany. The Frankfurt Book Fair, in its 76th edition in the year 2024, runs until Sunday, October 20, 2024. Kirill KUDRYAVTSEV / AFP

Saviano: “Fin quando quella dirigenza dell’Inter rimarrà al suo posto, il campionato non avrà la dignità per essere da esempio”

Roberto Saviano risponde e rilancia le sue accuse. Non solo alla dirigenza dell’Inter ma al senatore Walter Verini membro della Commissione Antimafia e coordinatore del comitato ultras e criminalità in Commissione Antimafia. Verini, dopo le accuse di Saviano di domenica scorsa, gli aveva risposto mercoledì dalla Gazzetta dello Sport con un articolo così titolato: “Saviano ha sbagliato, quel cartellino giallo non è certo Gomorra”.

Saviano gli replica a muso duro, la mette sul terreno della lotta al mafia (partendo ovviamente dalla sentenza di condanna di Milano e da ciò che è scritto nella sentenza, ossia sudditanza della dirigenza dell’Inter alle componenti mafiose del tifo organizzato interista). Saviano non dedica neanche un rigo a Marotta (che aveva detto “Saviano non so chi sia, se ne stanno occupando gli avvocati”), nemmeno lo cita. Ma è ovvio che la dirigenza sia soprattutto lui.

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Ecco le parole di Roberto Saviano:

Quando sento politici navigati dire che il calcio è solo calcio, oppure che un cartellino è solo un cartellino, penso: siete seri o ci state prendendo in giro? Dopo il mio post (di domenica) sulla dirigenza dell’Inter, in occasione delle controversie per la partita Inter-Juve del 14 febbraio scorso, è intervenuto (sulla Gazzetta dello Sport, ndr) il senatore Walter Verini in qualità di coordinatore del Comitato ultrà e criminalità in Commissione Antimafia. E proprio per questo suo ruolo, solo per questo, ho deciso di rispondergli. Perché le sue parole sono inaccettabili. Ho deciso di porgli pubblicamente una domanda a cui spero voglia rispondere. Rispondere con la stessa solerzia che lo ha portato a commentare le mie parole e spero anche che lo faccia nella maniera più onesta possibile per onorare il ruolo che ricopre in Commissione Antimafia.

Premessa necessaria: quando si tocca il calcio e il tifo, bisogna ricordare che l’Inter è vittima. I suoi giocatori, i suoi tifosi lo sono. Ma non la sua dirigenza che invece era del tutto compromessa dalla sudditanza della quale parla la sentenza di condanna emessa lo scorso dicembre nell’ambito della cosiddetta inchiesta ultrà. Sudditanza viene scritto negli atti, sudditanza della dirigenza agli ultrà. Ora, come sia potuto accadere che quella dirigenza sia rimasta al suo posto, è stato per per lungo tempo un mistero. Ma la leggerezza delle valutazioni di Verini che, ripeto, ha un ruolo in Commissione Antimafia, mi ha chiarito il contesto. Perché a inseguire fantasmi si finisce per perdere di vista la realtà nella sua drammaticità. Senatore Verini, le chiedo quindi: quali società i cui vertici hanno avuto contatti con soggetti pericolosissimi, pericolosissimi, può consentirsi, dopo aver ammesso di non aver denunciato e dopo aver patteggiato con la giustizia sportiva, a quale dirigenza viene permesso di lasciare quegli stessi vertici al loro posto? Questa inerzia ha determinato due effetti gravissimi.

Da un lato non si capisce come si possa dire a un povero cristo, ad esempio un piccolo imprenditore privo di ogni tutela da parte dello Stato, di denunciare le organizzazioni criminali, se poi si stendono tappeti rossi a chi non ha fatto, potendolo, nulla. Nulla. A chi, potendo ottenere protezione, sostegno, invece è stato zitto. Zitto, senza denunciare, senza muovere un passo. Dall’altro lato, questo maldestro mettere la polvere sotto il tappeto ha del tutto distrutto l’immagine del calcio italiano. E quindi sponsor che in altre leghe se la sarebbero data a gambe levate, al cospetto di una situazione tanto grave continuano invece a foraggiare le azioni di una dirigenza completamente compromessa. Non è mica un caso che le milizie libiche e le loro squadre di riferimento vengono a giocarsi i play-off del loro campionato in Italia. Questa è l’attuale attrattività del nostro calcio, incapace di riformarsi per darsi una nuova dignità.

Questa è l’Italia oggi, un Paese stanco della lotta alla cultura mafiosa e le sue parole ne sono la dimostrazione. Poiché anche attraverso il calcio abbiamo finito per sdoganare la presenza mafiosa nel nostro Paese. Non era solo un cartellino, senatore Verini, ma un intero campionato falsato nei suoi presupposti etici. E che fin quando quella dirigenza rimarrà al suo posto, la dirigenza dell’Inter, non recupererà mai la dignità essenziale per costruire un esempio virtuoso per la società nel suo complesso e in special modo per le cittadine e i cittadini di domani, per i ragazzini che hanno eletto il calcio come sport del cuore. “La pelota no se mancha” (“il pallone non si sporca) disse un uomo (Maradona, ndr). Un grande sportivo che ha pagato a caro prezzo tutti i suoi errori, errori di cui si è sempre sentito responsabile e che ha sempre ammesso, senza mai schermarsi dietro al suo talento. E comunque senatore Verini, se può, risponda a ciò che ho detto”

 

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