Kokkinakis è tornato a giocare a tennis. Per riattaccare il pettorale alla spalla, hanno usato il tendine di un morto
Problemi cronici alla spalla. Alla fine, l'australiano ha optato per una operazione rischiosa mai tentata in altre occasioni (Le Parisien)

Nick Kyrgios (L) and Thanasi Kokkinakis (R) of Australia discuss tactics during their men's doubles match against Matthew Ebden of Australia and Rajeev Ram of the US at the Brisbane International tennis tournament in Brisbane on January 4, 2026. (Photo by William WEST / AFP)
Thanasi Kokkinakis è un talento purissimo del tennis australiano, 29 anni, è diventato negli anni uno dei simboli più evidenti di ciò che sarebbe potuto essere senza una sequenza quasi crudele di infortuni. Eppure, vederlo ancora in campo nel 2026 è già di per sé una vittoria, se si ripensa al calvario che ha attraversato. Il rientro è avvenuto al Brisbane International, al fianco dell’amico di sempre Nick Kyrgios. In doppio, i due hanno subito trovato una vittoria di peso, eliminando una coppia di specialisti come Rajeev Ram e Matthew Ebden. Ma il risultato è passato rapidamente in secondo piano di fronte alle parole di Kokkinakis in conferenza stampa, un racconto intenso e a tratti doloroso di ciò che ha vissuto negli ultimi anni di una operazione chirurgica da molti ritenuta impossibile e raccontata da Le Parisien
“Gli ultimi dodici mesi sono stati assolutamente folli”, ha spiegato l’australiano, visibilmente emozionato. Problemi cronici alla spalla lo hanno accompagnato per oltre cinque anni, rendendo ogni tentativo di continuità un’illusione. “Giocavo una partita facendo anche grandi prestazioni, poi il giorno dopo avevo il braccio distrutto. Vedevo cosa potevo ancora fare in campo, ma ero sempre costretto a fermarmi”.
Kokkinakis si è sottoposto a un intervento chirurgico mai sperimentato prima nel tennis professionistico: gli è stato rimosso metà del muscolo pettorale e riattaccato alla spalla grazie a un allograft di tendine d’Achille proveniente da una persona deceduta. “Molti chirurghi mi avevano detto che era troppo rischioso. Non c’erano precedenti, non c’era nessuno con cui poterne parlare. “Ho parlato con tantissimi specialisti, tra cui il medico di Rafa Nadal, e nemmeno lui riusciva a spiegarsi cosa stesse accadendo. La situazione era diventata ormai insostenibile”. Poi l’operazione.
Il percorso di riabilitazione è stato lungo e incerto, segnato da giorni di fiducia alternati a momenti in cui l’idea del ritiro sembrava inevitabile. “Ci sono giorni in cui penso che la mia carriera sia finita. Non so cosa mi riservi il futuro, voglio solo godermi ogni singolo giorno”, ha ammesso. Accanto a lui, Kyrgios ha sottolineato quanto venga spesso sottovalutato il peso mentale e fisico di questi percorsi.
“La gente non immagina cosa significhi gestire il lavoro, le cure, la preparazione quando hai infortuni così. E non c’è nessuno che possa dirti davvero come affrontarli”. Il ritorno a Brisbane, davanti al pubblico di casa, rappresenta per Kokkinakis molto più di una semplice partita vinta. È la prova di essersi concesso un’ultima possibilità, senza rimpianti. In un tennis che corre veloce, la sua storia resta sospesa tra ciò che è stato e ciò che, forse, può ancora essere.











