Il segreto del Marocco è il doppio passaporto. In Francia o Spagna sono chiusi? E allora tornano in Patria
Stasera la finale di Coppa d'Africa. Sono sette i giocatori della nazionale marocchina nati e cresciuti tra Spagna, Francia ed Inghilterra. Ma non tornano da mercenari, hanno l'orgoglio della propria nazione (Le Parisien)

Morocco players celebrate their victory in the penalty shootout during the 2025 FIFA U-20 World Cup semi-final football match between Morocco and France at the Elias Figueroa Stadium in Valparaiso, Chile on October 15, 2025. (Photo by Javier TORRES / AFP)
Quarant’anni dopo il Marocco potrebbe conquistare la seconda Coppa d’Africa della sua storia. I Leoni dell’Atlante affrontano oggi (ore 20) il Senegal nella finale della competizione che ospitano. Con la speranza di aggiungere al palmarès una nuova riga dopo la gloriosa epopea del 1976. Si chiama Marocco ma in realtà è una Nazionale del mondo. Brahim Diaz (5 gol in 6 partite) è nato a Malaga (Spagna), dove ha svolto parte della sua formazione. Poi a 14 anni è andato al Manchester City (Inghilterra). Non è l’unico: come altre nazionali africane, metà dei giocatori marocchini non è nata nel Paese (14 su 28). La maggioranza non vi è stata formata (16 su 28, il cui ultimo club prima del passaggio al professionismo non era in Marocco). L’analisi è di Le Parisien
“Dal 2008, la Federazione marocchina di calcio ha puntato molto sulla formazione nel Paese”. E’ la spiegazione di Saïd El Abadi, giornalista e autore di L’histoire du football africain (Faces cachées, 2025). “C’è un vero investimento da parte delle istituzioni governative, sotto l’impulso e la visione del Re Mohammed VI”. “I programmi di scouting e la creazione dei centri di formazione, in particolare l’Accademia Mohammed VI (ndr: da cui provengono quattro giocatori dell’attuale squadra: Aguerd, Aït Boudlal, Boudaoui ed En-Nesyri), permettono al Paese di avere successo nella formazione. Il risultato: in Africa, mentre per anni il Senegal o l’Egitto erano avanti, il Marocco sta recuperando il ritardo”. Con un obiettivo dichiarato, e quasi raggiunto: “arrivare a un equilibrio del 50% di giocatori formati nel Paese e 50% provenienti dalle diaspore nella nazionale maggiore”.
Sette i giocatori nati e formati all’estero: la Spagna (da cui si esclude Brahim Diaz, considerato formato in Inghilterra), terra natale di Achraf Hakimi, i Paesi Bassi di Noussair Mazraoui e, naturalmente, la Francia. Per quanto riguarda la Francia, Romain Saïss, Neil El Aynaoui ed Eliesse Ben Seghir sono tutti e tre nati lì, mentre Oussama Targhalline, nato a Casablanca, ha svolto la sua formazione all’Olympique Marsiglia.
A differenza della Francia, dove la binazionalità può generare dibattito, soprattutto in una certa area politica, “in Marocco è un grande orgoglio poter contare sulle diaspore”, continua il giornalista. “Tanto più che i giocatori ormai scelgono molto presto la nazionale marocchina e vi giocano fin dalle categorie giovanili. Questo punto è molto importante e dimostra al Paese che non arrivano da mercenari. Non c’è quindi un vero problema”.










