Calori: «Oggi la partita di Perugia non sarebbe ripresa, la Juve era caduta in una maledizione»
Alla Gazzetta racconta il gol storico nel diluvio che regalò lo scudetto alla Lazio. "Oggi vorrei un'occasione da allenatore, ma va avanti solo chi si sa vendere"

Alessandro Calori resterà nella storia del calcio italiano per il gol di Perugia-Juventus del 2000, nel diluvio universale: la condanna della Juve. “Un gol storico – ricorda l’ex difensore intervistato dalla Gazzetta dello Sport – Ricordo ogni dettaglio, Collina che non sapeva cosa fare, noi eravamo tutti ad aspettare nel tunnel. Per quindici minuti piovve in modo assurdo. Fu molto strano, un’ora e un quarto di sospensione tra il primo e il secondo tempo. Oggi forse non succederebbe una cosa del genere”. Non è la pima volta che lo racconta.
Si rientra in campo. Al minuto 50 Conte rinvia corto, Calori stoppa di petto e tira al volo. Gol. Lo scudetto vira verso la Lazio. “Ogni tanto mi capita di riguardare le formazioni: loro avevano Zidane, Del Piero, Inzaghi e compagnia. Uno squadrone. Noi non avevamo più nulla da chiedere. Ma quando presero gol, si resero conto di essere caduti in una maledizione senza via d’uscita“.
Calori peraltro era juventino: “Andavo allo stadio con mio papà Mario e sono tifoso della Juve da sempre. Sono cresciuto nel mito di Scirea. Fare gol proprio alla Juve fu uno scherzo bizzarro del destino”.
Fu mezzo in mezzo in una strana storia di partite vendute: “È una brutta storia, un’invenzione che mi ha fatto male. Ho querelato tutti, giornali e tv comprese, e ho vinto in ogni sede. Non sono un infame e nemmeno un pentito, non ho mai capito perché uscì fuori il mio nome. Ci ho sofferto tanto, oggi l’ho superata”.
A Perugia e a Brescia, Calori ha avuto Mazzone allenatore: “Carletto è stato come un padre. Dopo la vittoria con la Juventus ci disse ‘serviva un romanista per far vincere la Lazio’. Mentre Gaucci, prima di scendere in campo, rivelò ai giornalisti che ci avrebbe mandato un mese in Cina se avessimo perso. Dopo il fischio finale, un’altra battuta di Mazzone. ‘Mica ce saremmo annati’. Era unico. Io ero in campo anche il giorno della corsa contro l’Atalanta. Un’altra scena pazzesca”.
Al Brescia “la nostra forza era lo spogliatoio. Corioni aveva fatto le cose in grande, arrivammo settimi in un campionato tostissimo. Baggio era di un altro pianeta, giocava da Dio pur avendo le ginocchia distrutte. A fine partita si piegava e le massaggiava, poi aveva bisogno di due giorni per tornare ad allenarsi. Ma ogni volta che entrava in campo… apriti cielo. Mazzone ce lo disse: ‘Voi siete voi, lui è Roberto Baggio’. Ma per il piacere di giocare con un campione del genere era bello anche proteggerlo e fare una corsa in più”.
Calori è amareggiato: vorrebbe fare l’allenatore: “Vorrei un’occasione, oggi però spicca chi si vende meglio più che chi ha competenza. Devi essere portato da qualcuno, contano le amicizie. Non è un sistema sano”.











