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Lehmann: «Il Mondiale femminile è stato seguito più del Super Bowl. Meritiamo la stessa retribuzione degli uomini»

La calciatrice della Juventus a “Repubblica”: «In Inghilterra attiravamo più pubblico. Non sono una star. Non so dire come sia esploso il profilo»

Lehmann: «Il Mondiale femminile è stato seguito più del Super Bowl. Meritiamo la stessa retribuzione degli uomini»
Db Parma 05/12/2023 - Nations League femminile / Italia-Svizzera / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Alisha Lehmann

Alisha Lehmann conta milioni di follower su Instagram e su Tiktol, ma non è un influencer. È una calciatrice della Juventus che spera di utilizzare il suo potere mediatico per dare più visibilità al calcio femminile. In un’intervista a “Repubblica” parla delle sue passioni e del calcio femminile che deve ancora fare dei passi avanti per crescere (soprattutto in Italia).

Alisha Lehmann, cosa l’ha portata a scegliere l’Italia e la Juventus?
«Penso che sia stata la decisione migliore, la Juve è un grandissimo club e se la scegli è perché vuoi vincere».

È stata accolta come una star. Se l’aspettava?
«Non sono una star, sono una persona normale, ma quando la fama è tanta, la gente ti aspetta. Vivo una vita normale: vado a casa, cucino, faccio le stesse cose di tutti. I primi giorni, quando camminavo per strada, la gente mi diceva sorridendo “Ciao Bianconeri, come stai?”, che era il messaggio che avevo postato sui social».

Ogni suo post vale, secondo un recente studio, oltre 300 mila euro. È la CR7 del calcio femminile?
«Ci provo. Sei una calciatrice, ma puoi anche mostrare la tua vita e promuovere il calcio femminile, perché ha ancora molta strada da
fare».

Serve più aiuto dentro o fuori dal campo?
«Sono qui da poco, penso però che serva fuori dal campo, non ci sono molti club grandi come la Juventus, la Roma, l’Inter, il Milan».

È difficile far capire al mondo che lei è una calciatrice prima che una star dei social?
«Finalmente l’hanno capito, gioco nella Juventus. Lo sono sempre stata, sono molto concentrata e do tutto quello che posso in campo. Il primo cellulare l’ho avuto a 15 anni, su Instagram sono entrata a 17, non ricordo il mio primo post, ho iniziato solo perché lo facevano i miei amici. Non so dire come sia esploso il profilo, ma ora sono felice che sia successo, perché può influenzare le donne a cui piace il calcio e
incoraggiarle».

Cosa porta al calcio italiano e alla Juventus?
«Quando entro in una squadra, diventa la mia seconda famiglia. Tutte insieme possiamo far crescere il calcio femminile italiano, sostenere le donne, diventare più grandi. Però penso sempre che sia un processo, abbiamo bisogno di tempo».

Lehmann: «In Inghilterra giocavamo spesso nello stadio principale e attiravamo più pubblico»

Come si trova in Serie A?
«In Inghilterra il campionato è molto fisico e molto forte. Qui tecnicamente, per esempio, giochiamo un calcio davvero buono,
bello e divertente».

Sono solo quelle le differenze?
«No, giocavamo spesso nello stadio principale e attiravamo più pubblico».

Quanto manca per raggiungere il traguardo della parità retributiva?
«A tutti piacerebbe, tante volte dopo l’allenamento dico a Douglas che così non è giusto. Facciamo lo stesso lavoro, ma lui guadagna centomila volte più di me. È una cosa che mi tocca, perché sono una donna. Ovviamente è la strada che dobbiamo percorrere, ma credo che ci vorrà molto tempo».

Eppure a livello di nazionali è molto seguito il calcio femminile.
«La Coppa del mondo femminile è stata probabilmente la quinta manifestazione sportiva più vista al mondo. Pazzesco, è stata più seguita
del Super Bowl. Quindi, se ci pensate, è ovvio che dobbiamo avere la stessa retribuzione, almeno in nazionale».

 

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