Intervista a Libero: «È un uomo di spessore. Ricordo il compleanno di Vialli prima della finale dell’Europeo, gli applausi, la commozione»

“Domma” il cappellano della Nazionale: «Conte non sa nascondere la fede: a Napoli farà bene».
Libero intervista don Massimiliano Gabbricci il cappellano della Nazionale. I calciatori lo chiamano “Domma”.
Il trionfo azzurro del 2021 è stato il culmine di un percorso faticoso, ricordo i tanti tamponi Covid per stare con i ragazzi a Coverciano, quelle cene dove nell’aria si percepiva un senso di magico, di comunità».
Vuol dire che lei sapeva che l’Italia avrebbe vinto l’Europeo?
“Domma”: «C’era fin dall’inizio un’aria particolare. Con il Mancio che sento spesso, con Gianluca Vialli e Lele Oriali, ce ne siamo resi conto subito e prova ne sono i tanti messaggi che ci siamo scambiati. Un momento pazzesco è stato la sera prima della partenza per la finale di Wembley. Il 9 luglio era il compleanno di Vialli, abbiamo festeggiato con la torta, la foto di gruppo e poi il suo discorso indimenticabile. Appena Luca finì, mentre ancora continuavano gli applausi, Donnarumma, Bonucci e Chiellini vennero da me e Gigio mi chiese: “Domma, allora?”. “Si vince”, risposi. E mi abbracciarono».
Lei come arriva al calcio?
«Credo molto nello sport, tifo da sempre Fiorentina. Una volta Buffon mi chiese di pregare per lui prima di una partita e io gli dissi “Sì, ma la prossima…”: c’era Fiorentina-Juve… si vinse 4-2, poker di Pepito Rossi. Da ragazzo ho giocato a calcio in porta in squadre dilettantistiche, amo anche il basket, la Nba e i Lakers. Figurarsi ora che sono Direttore del Ricreatorio Pio II, al Costone, a Siena: proprio con il Costone abbiamo appena sconfitto nel derby la Mens Sana, nella finale per la promozione in serie B».
E in Nazionale?
«Mi ha voluto Cesare Prandelli, nel 2012, lo avevo conosciuto alla Fiorentina. Un ct di grande spessore, come lo è stato Antonio Conte, un altro che non sa nascondere né la fede né il suo essere: a Napoli farà bene».