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Pozzovivo, la maglia rosa dei caduti: «Mi sono rotto tutto, ma sono al 18esimo Giro»

Ha 41 anni, ha uguagliato il record di Panizza. Lo ha intervistato L’Equipe: “Dopo l’incidente del 2019 ho capito cos’è la vita”

Pozzovivo, la maglia rosa dei caduti: «Mi sono rotto tutto, ma sono al 18esimo Giro»

Domenico Pozzovivo è una piccola leggenda per gli amanti del ciclismo. Ha 41 anni, sta correndo il suo 18esimo Giro, uguagliando il record di Wladimiro Panizza (tra il 1968 e il 1985). E’ l’emblema dei ciclisti sfortunati. E’ caduto così tanto che nemmeno conta più le fratture. Le conta per lui L’Equipe, che l’ha intervistato. Una volta in allenamento sullo Stelvio, poi alla Vuelta nel 2014, alla Freccia Vallone nel 2015, lo avevamo dato per morto al Giro dello stesso anno e dopo un terribile incidente nel 2019 in allenamento, quando fu travolto da un auto uscendone con fratture di tibia, perone, omero, ulna, clavicola e gomito. “Lì ho capito cos’era la vita. Soprattutto da quando i medici hanno detto che non sarei più potuto tornare in bicicletta. Volevo dimostrare a me stesso che ne ero capace e dimostrarlo agli altri”.

“Sono fatalista. Non condiziona la mia vita, non ci penso. E quando sono vittima della sfortuna, è qualcosa che mi fa venire voglia di superare me stesso. Ho imparato da tutti i miei incidenti a riprendermi meglio ogni volta. Il mio incidente del 2019 è stato una combinazione di tutti i miei infortuni”.

“Nella mia regione, la Basilicata, si parla poco ma si lavora molto. Aiutavo mio padre nei campi. Per chi viene dal Sud è sempre tutto più complicato. Abbiamo dovuto viaggiare molto per competere in gare di alto livello. Ho lasciato la casa dei miei genitori molto presto. È complicato stare lontano dalla famiglia per tre o quattro mesi”. Come quando si stabilisce allo Stelvio per la preparazione: “È come un rituale. E’ il mio momento di felicità, guardo i paesaggi, sono felice di stare a contatto con la natura nonostante la fatica dell’allenamento e la difficoltà a respirare dovuta all’ipossia. Quando vado anche sull’Etna, vedo la valle di Catania, le luci della città, il vulcano, mi dico che è bello fare il corridore”.

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