Al CorSera: «Adesso ho più rispetto e non soltanto in sella, erano più di 4 anni che non mi sentivo così bene. Bagnaia somiglia a Lorenzo, Martin a Stoner»

Il Corriere della Sera ha intervistato Marc Marquez, il pilota spagnolo otto volte campione del mondo che ha ritrovato il piacere di guidare in MotoGp. Arriva da tre podi consecutivi e un paio di rimonte mozzafiato. Di seguito alcuni estratti dell’intervista.
«Me la godo! Sono tornato a fare podi e bei risultati. C’è stato un periodo in cui credevo che non avrei mai più vissuto momenti così, che non avrei più lottato contro i migliori. Ero lontano e soffrivo, ho provato tanto dolore».
Marquez: «Erano più di 4 anni che non mi sentivo così bene»
La seconda vita di Marc, provi a raccontarla.
«Ogni podio, ogni bella corsa va celebrata. Ho sperimentato sulla mia pelle che le cattive notizie arrivano senza preavviso. Quando hai lesioni gravi come le mie, quattro operazioni al braccio destro, quando passi da un intervento chirurgico a un altro, tutto questo ti provoca un esaurimento mentale. Puoi restare positivo ma vengono dubbi e calano voglia e fiducia, e la fiducia è tutto per andare in moto. Però non ho mai dubitato delle mie capacità, altrimenti non avrei mai accettato la sfida della Ducati con la Gresini, non sarei salito sulla miglior moto in griglia».
«Erano più di 4 anni che non mi sentivo così bene», continua Marquez.
Sostiene di non pensare a questo Mondiale ma non starà bluffando?
«Non è che non voglia vincerlo… Ma non era l’obiettivo di partenza, volevo soltanto tornare competitivo. Se ritrovo la fiducia, come sta succedendo, e sono in grado di duellare con Pecco e con Martin, ci proverò. Se vedo un’occasione mi ci butto, cercherò di imparare da loro due che vanno meglio di me».
Dei campioni che ha affrontato in passato Bagnaia a chi assomiglia?
«Direi Jorge Lorenzo, per lo stile e per come prende le curve rapide. Pecco guida di fino, è capace di inanellare giri veloci in sequenza, ha un ritmo martellante in gara».
E Martin?
«È un mix. Esplosivo in qualifica e forte nei duelli. E sa gestire bene le gomme. Ricorda Stoner».
Mar Marquez lo specialista delle rimonte?
«Preferirei farne a meno. Le rimonte nascono dagli errori nelle qualifiche e implicano più rischi. Devo migliorare al sabato».
Si sente già tornato al livello in cui era alla Honda negli anni d’oro?
«No, è diverso. Il Marc del 2019, aveva molta più sicurezza, conosceva perfettamente quella moto e sapeva esattamente come guidare».
È cambiato anche come uomo. Come si supera la paura?
«Non paura, sennò avrei smesso. Piuttosto rispetto e non soltanto in sella: gli infortuni mi impedivano di condurre una vita normale. Mi chiedevo: “Questo dolore resterà per sempre?”. Fino al 2020 avevo sperimentato il meglio dello sport: felicità e titoli. Fino al 2023 il peggio: traumi, dubbi, sofferenza. Situazioni che ti portano a riflettere, a maturare, a scegliere in modo più consapevole».