In conferenza: «Lo posso gestire io, ma non posso garantire per qualcuno che allena da poco. D’Aversa non è violento»

Il Lecce, dopo aver esonerato D’Aversa, ha scelto Gotti come nuovo allenatore. La missione è quella di garantire la salvezza del club pugliese. D’Aversa è stato esonerato dopo l’episodio di violenza ai danni di Henry al termine di Lecce-Verona. Corvino, prima della presentazione del nuovo allenatore, ha voluto chiarire alcune punti sulla vicenda.
Lecce, lo sfogo di Corvino: «D’Aversa non è una persona violenta»
La conferenza stampa di Gotti come nuovo tecnico del Lecce si apre con lo sfogo del responsabile dell’area tecnica, Pantaleo Corvino:
«Quello che è successo domenica mi ha colpito molto. Conosco D’Aversa da 25 anni e non è violento, è una persona perbene. Non ha fatto quello che ha fatto il carriera perché è violento. Non posso prendere allenatori con la certezza che davanti a questo umore sia capace di tenersi dentro tutto e gestirlo. Lo posso fare io che ho 49 anni di esperienza, ma non posso garantire per qualcuno che allena da poco».
Corvino ha continuato:
«Conosco Gotti da tanti anni ha accettato la sfida perché crede nella squadra, nel suo lavoro e crede in un territorio con un milione di persone che hanno una passione smisurata. Noi non siamo all’altezza dei nostri tifosi e di tanta passione ma facciamo sforzi enormi con quello che ci dà la società per fare il meglio».
Il direttore ha sottolineato le difficoltà del Lecce:
«Nessuno mi ha chiesto di vincere, siamo andati in Serie A da primi e da 66 partite siamo salvi senza essere mai stati negli ultimi tre posti della classifica. Questi allenatori lavorano con un umore che se perdono due partite devono andare via. Lavoriamo come se avessimo un monte ingaggi di 40-50 milioni di euro, in realtà è di 8,5 milioni di euro. Non dovremmo fare la Serie A con questo monte ingaggi, ma siamo orgogliosi di esserci. Non abbiamo mai fatto le campagne acquisti in passivo: è questo il massimo per la nostra società».
D’Aversa se la cava con quattro giornate, del resto non gli ha manco fatto uscire il sangue a Henry
Quattro giornate di squalifica, e 10.000 euro di ammenda. Roberto D’Aversa sconta la cautela, quel suo modo tutto sommato gentile di dare una “capata” a Henry. Non ha affondato il colpo, quando avrebbe potuto. Non l’ha mandato ko. Ha dimostrato evidentemente una continenza che il Giudice Sportivo (Gerardo Mastrandrea) gli ha riconosciuto, pur punendolo per avere – leggiamo dal dispositivo – “colpito con una testata al volto un calciatore della squadra avversaria”. Sull’immancabile terreno di “giUoco”.
Ecco quanto vale per la Giustizia Sportiva un tale – palese, indecente – gesto di violenza. Un’aggressione sconsiderata di un allenatore – persona si suppone matura, adulta, persino integrata in una qualche civiltà – ai danni di un giocatore. Quattro partite, che D’Aversa (licenziato dal Lecce) salterà quando – chissà – un’altra società lo riporterà in panchina. Si tratta di una sanzione pugilistica, millimetrata sul danno causato e non sugli effetti denigranti del colpo gratuito. Henry è andato al tappeto, ma poi si è rialzato mentre l’arbitro contava i secondi. Non s’è rotto il naso, non c’è stato versamento di sangue. Una vittoria ai punti, insomma. Anzi, una sconfitta. Per tutti.