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Gravina ha perso un’occasione per stare zitto e a questo punto viene da pensar male

La smaccata difesa di Acerbi va oltre la sentenza. Gravina e Spalletti vanno a giocarsi gli Europei con l’ombra del razzismo sulla Nazionale

Gravina ha perso un’occasione per stare zitto e a questo punto viene da pensar male
Db Milano 25/02/2019 - premio Giacinto Facchetti 'Il bello del calcio' / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina

Francamente credo che Gravina abbia perso un’ottima occasione per tacere. Le sue dichiarazioni sul caso Juan Jesus non possono che lasciare basiti. E non possono che provocare una reazione di sdegno. Nessun dubbio da parte mia, fino ad ora, che la sentenza fosse l’unica ragionevole. Anche se tutti abbiamo creduto a Juan Jesus. Non soltanto perché è notoriamente una persona molto perbene. Ma anche perché soltanto un pazzo poteva inventare la frase attribuita ad Acerbi. E il brasiliano è notoriamente sano di mente. Ma che in una questione così spinosa il presidente della Federazione Gravina inopinatamente dichiari “noi crediamo alle parole di Acerbi”, è veramente la realtà che supera la fantasia. Perché questa affermazione significa per deduzione immediata, noi non crediamo a Juan Jesus. E significa anche non mi fido della sentenza che recita testualmente  “Ritenuto pertanto che non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza circa il contenuto sicuramente discriminatorio dell’offesa recata […] di non applicare le sanzioni previste dall’art. 28 CGS nei confronti del calciatore Francesco Acerbi”.  Se questa posizione smaccatamente partigiana la collego alle parole sibilline di Spalletti – “a livello di pubblicità siamo sopra alla realtà vera, bisogna andarci piano, sono due bravi ragazzi ”- non possono che cadermi le braccia.

Gravina abbandona la terzietà della Figc

Un conto è rispettare la sentenza, che mi era parsa lo ripeto per l’ennesima volta l’unica possibile di fronte alla mancanza di prove e testimoni, un conto è prendere le parti di uno dei contendenti. Francamente a questo punto mi sento di scomodare Andreotti. E quindi di pensar male. E di chiedermi se le prove e i testimoni sono stati davvero cercati. E se poi penso alle parole del ministro Abodi “mi auguro che Acerbi sia in pace con la sua coscienza”, certamente più in linea con l’evidenza dei fatti, il mio stupore non può che aumentare.

Diciamola tutta a questo punto. L’Italia andrà giocare gli Europei avvolta dalla nebbia del dubbio che un suo giocatore abbia pronunciato gravissime frasi razziste. Il che, lo dico per onestà, non significa che Acerbi sia razzista. Ma resta un episodio di estrema gravità. Ebbene esso è reso ancora più torbido da goffe manovre tese a diradare la foschia delle responsabilità e che producono inevitabilmente, e direi giustamente, la nascita del sospetto che sia assente la sia pur minima espressione di terzietà. Francamente, tra l’altro, a questo punto mi sento di sostenere la dura presa di posizione della società. Se per difendere gli interessi della Nazionale si arriva a costruire una posizione priva di ogni fondamento allora siamo alla frutta. Il punto vero è che anche la sentenza, a leggerla attentamente, non assolve Acerbi. E che la nazionale italiana andrà a giocarsi gli europei portandosi dietro l’ombra del sospetto.

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