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Se la Figc avesse cercato la colpevolezza di Acerbi, avrebbe allestito un confronto con Juan Jesus

Chiné avrebbe potuto organizzarlo su Zoom. L’annuncio dell’abbraccio di Gravina ad Acerbi è la degna conclusione di questa farsesca vicenda

Se la Figc avesse cercato la colpevolezza di Acerbi, avrebbe allestito un confronto con Juan Jesus
Newly appointed Italy's national football team head coach Italian Luciano Spalletti (R), shakes hands with Italian Football Federation President Gabriele Gravina (L) after a press conference at Coverciano training ground in Florence on September 02, 2023. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP)

Carissimo Napolista, vedo che il caso Acerbi si concluderà ufficialmente, addirittura, con l’abbraccio del presidente Figc Gravina ad Acerbi – per fortuna almeno il ministro Abodi mostra un po’ di scetticismo e un sussulto di dignità davanti all’obbrobrio del dispositivo del pompiere Mastrandrea – abbraccio che appare una magistrale ipocrisia degna di tutta questa farsesca vicenda. Chi sperava che almeno Gravina mettesse una pezza allo sbrego sul fondo dei calzoncini della giustizia sportiva è servito.

Se mi posso permettere, lì dove casca l’asino e dove si dimostra che l’intera inchiesta sia stata istruita senza grande volontà di cercare la colpevolezza di Acerbi, è il fatto che il procuratore della Federcalcio Chiné, appurato che le posizioni di Acerbi e Juan Jesus erano pressoché paritarie – la parola mia contro la tua – non si curi minimamente di mettere i due protagonisti a confronto diretto uno davanti all’altro. Anche solo via Zoom. Ma anzi li interroga in maniera separata e in condizioni molto diverse: Acerbi è assistito da Marotta e un avvocato, Juan Jesus completamente solo. Altro che confronto.

Un confronto testa a testa non è un qualcosa che si vede solo nelle serie di Law&Order o nei vecchi telefilm di Perry Mason è un normalissimo strumento che un inquirente ha a disposizione. E che probabilmente avrebbe messo sotto ben altra luce, dal punto di vista giudiziale e disciplinare, tutta questa storia. Che probabilmente sarebbe finita in maniera diversa, e non certo con un abbraccio di Gravina ad Acerbi. Sarebbe bastato volerlo.

Del resto di che ci stiamo a preoccupare, il razzismo nel calcio non esiste.

Un cordiale saluto,
Fabrizio Bocca

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