Tutti protestano per le inchieste finanziarie, ma il fair play esiste non per punire i tifosi ma per proteggerli da bancarotta, liquidazione, oblio, sabato pomeriggio vuoti

Con l’annuncio che Everton e Nottingham Forest sono stati deferiti a un comitato indipendente per aver violato le regole finanziarie della Premier League, ora un quinto dei club della massima divisione inglese – Manchester City e Chelsea tra gli altri – sono sotto indagine per questioni finanziarie e cattiva condotta. E infatti la finestra di mercato di gennaio è stranamente loffia, per gli standard degli ultimi anni. “Se questa non è una crisi – di legittimità, di probità, di fiducia – allora lo sarà sicuramente a breve”, scrive il Guardian.
“Ovviamente – scrive Jonathan Liew – c’è stata la solita schiuma di tribalismo, disinformazione e demagogia: una nuova forma di guerriglia, combattuta non con mazze o sbarre di ferro ma con piccoli screenshot di documenti pdf e l’emoji. Gli argomenti principali, in ordine crescente di assurdità: i tifosi vengono ingiustamente puniti per i peccati dei proprietari del loro club; le regole del fair play finanziario sono un freno all’ambizione; la Premier League è endemicamente corrotta e gestita da un losco cartello di rettili”.
“Tutte queste argomentazioni possono essere validamente confutate una dopo l’altra – continua il Guardian. Tra le altre cose, per esempio, “puoi sottolineare che costringere i club a vendere per acquistare non è un grave abuso della libertà umana ma letteralmente il modo in cui funziona il denaro”, e che “le norme sul fair play finanziario esistono non per punire i tifosi ma per proteggerli dal destino peggiore di tutti: bancarotta, liquidazione, oblio, sabato pomeriggio vuoti. E che per un proprietario miliardario o un povero, una mera sanzione finanziaria non è affatto un tipo di sanzione. Se una punizione non ferisce, allora puoi discutere se sia davvero una punizione”.
Ma “qualcosa in tutto questo non quadra. In parte è l’idea che la Premier League – una competizione che è sempre stata schiava di spese eccessive e stravaganti, che ha costruito il suo intero fascino sugli eccessi ostentati e su campi di gioco non livellati – arriva a giudicare chiunque su qualsiasi cosa. Ma soprattutto che siamo costretti a rievocare il passato, a riconsiderare e rivalutare stagioni ed eventi già accaduti, semplicemente perché coloro che all’epoca erano in carica non hanno fatto il loro dovere. Stiamo combattendo nel 2024 le battaglie che avrebbero dovuto essere combattute nel 2014 e nel 2004, o anche prima. Decisioni che anni fa erano pasticciate, evitate e ignorate, ora vengono al pettine. Il libero gioco non regolamentato che ha consentito prima agli oligarchi, poi ai venture capitalist e poi agli attori statali di rivendicare un pezzo del nostro territorio”.
E’ anche un’autocritica quella dell’editorialista del Guardian: “i media non sono riusciti a porre le domande giuste al momento giusto, si sono limitati a salutare gli avvoltoi che volavano oltre la soglia, perché queste testate e questi giornalisti si guadagnavano da vivere commerciando false chiacchiere“.
“Il calcio ha una crisi di governance, ha una crisi di disuguaglianza, ha una crisi di sostenibilità, e ha una crisi di persone di mezza età”, conclude. “Ma soprattutto ha una crisi di fiducia”.