Rispetto al suo anno migliore, il 2015, è aumentata la velocità di servizio e dritto. E’ aumentata la precisione. Gioca un metro più avanti, e non ha più bisogno di difendere

Che Djokovic sia un “malato” del miglioramento, è storia risaputa. Ivanisevic, il suo “povero” coach, sono anni che scuote la testa. Dal 2015, il miglior anno della sua carriera per sua stessa ammissione, è ulteriormente progredito. Ha cambiato il suo gioco, s’è adattato. Se prima era una sensazione, comunque tattile, adesso ci sono i dati che permettono di studiarlo, di capire come ha fatto. E così Matthew Futterman, la firma del tennis del New York Times, ha preso i dati e lo ha analizzato per The Athletic. In estrema sintesi: avete presente il vecchio adagio scherzoso di ogni tennista – “tira forte sulle righe”? Ecco: lui lo fa. E’ diventato il mostro finale.
I dati raccontano la storia dell’evoluzione di Djokovic, che è passato dall’essere specializzato nel vincere le guerre di logoramento, a uno che ora cerca di attaccare quasi in ogni occasione, scrive Futterman. Che comincia col servizio: “Il servizio di Djokovic è quasi irriconoscibile dal 2015. La prima di servizio ha registrato una velocità media di 193 km all’ora nel 2023, nel 2015 era 185,7”. Ed è aumentata a parità di materiali tecnici e palline. Ma “il servizio di Djokovic non solo è più veloce, cade anche in punti migliori: cinque centimetri più vicino alle linee nel 2023 rispetto al 2015 e otto centimetri più vicino rispetto alla media del tour”.
“Djokovic è stato per lungo tempo uno dei più grandi giocatori alla risposta al servizio nella storia del tennis. E’ migliorato anche in questo. La sua risposta sulla seconda di servizio dell’avversario è finita sul lato del rovescio nel 47% dei punti nel 2023, rispetto al 39% nel 2015, mettendolo in una posizione molto migliore per attaccare”.
“Djokovic ha conquistato una posizione di attacco il 26% delle volte, rispetto al 21% del 2015. I fanatici del tennis si riferiscono alla capacità di un giocatore di vincere punti da una posizione di attacco come al tasso di conversione. La scorsa stagione, il tasso di conversione di Djokovic è stato pari al 72,1%, il massimo in questo sport e 3,3 punti percentuali in più rispetto al suo tasso di conversione del 68,8% nel 2015. La media del tour è del 66%”.
E’ diventato un cecchino, insomma. Ma come? Il suo dritto è diventato più potente, e questo aiuta. “Inoltre, la sua posizione offensiva è 60 centimetri più all’interno del campo rispetto al 2015″. Soffoca gli avversari. Anche Federer aveva una avuto una svolta del genere, quando rispondeva di controbalzo di rovescio sul dritto di Nadal.
“Il risultato della sua crescente aggressività è una diminuzione del gioco in difesa, di quante palle deve inseguire e di quanti conigli deve tirare fuori dal cilindro. Per quanto sia emozionante recuperare un punto che sembra perduto, è estenuante a 36 anni. Nessuno lo sa meglio di Djokovic”.
Nel 2015, Djokovic e Nadal avevano una percentuale di punti vinti partendo da una posizione di svantaggio inverosimile: il 43,3%. “È un po’ folle pensarlo: quasi la metà delle volte in cui i loro avversari mettevano Djokovic e Nadal in difficoltà, quelle povere anime sopraffatte perdevano comunque il punto”.
Questo è un dato che si è abbassato, per Djokovic: è sceso al 36,4%, comunque al di sopra della media del tour del 34%. Il punto è che “è diventato così tanto più efficiente che vince senza spendere tante energie”.