Al CorMezz: «Ora non vuole più la palla e si nasconde. Il ritiro funzionerà solo se ci sarà confronto, altrimenti diventa inutile e controproducente»

Salvatore Bagni, uno dei calciatori del primo scudetto del Napoli, soffre di fronte al disastro della sua ex squadra in campionato e critica la mancanza di spirito che i giocatori stanno avendo.
L’intervista al “Corriere del Mezzogiorno“.
Bagni, cosa sta succedendo al Napoli?
«La squadra è come se non scendesse in campo. Non è che gioca male, è proprio avulsa dal contesto. E poi quando le cose non vanno bene i giocatori dovrebbero essere arrabbiati: non vedo tutta quella cattiveria, quell’agonismo che ti deve portare a cambiare le cose. Si accetta supinamente lo svantaggio e tutte le difficoltà, non c’è la forza per ribaltare l’inerzia della gara, ma non può essere cambiato tutto in così poco tempo»
Molte sconfitte sono maturate contro avversarie nettamente inferiori.
«Vero. E capisco anche la rabbia dei tifosi. Contro la Juventus gli azzurri hanno giocato anche discretamente e i bianconeri non sono di certo più forte del Napoli. Il Torino ha recitato la parte del leone: eppure non mi sembrano così irresistibili, così come la Roma.Davvero non riesco a spiegarmi questo momento: c’è un male oscuro che non conosciamo».
È stato esonerato Garcia, è arrivato Mazzarri ma le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate.
«Prima si è data la colpa a De Laurentiis per il mercato estivo, oggettivamente deludente. Poi a Garcia che non ha di certo brillato. E ora Mazzarri che onestamente sta facendo male. Gli piaceva l’idea di tornare a Napoli, credeva di poter fare meglio del tecnico francese e non
ci voleva molto, ma anche lui sta trovando delle grosse difficoltà. È riuscito a ricompattare l’ambiente, ma evidentemente non è bastato: la squadra si è intristita, non c’è entusiasmo».
Bagni su Kvaratskhelia:
«Da diverse gare ho notato una cosa che non mi è piaciuta e mi ha lasciato anche perplesso. L’attaccante georgiano sembra non avere più personalità, la sfrontatezza con cui si è presentato nel campionato italiano. Ora non vuole più la palla e si nasconde: da un giocatore
come lui mi aspetto ben altro. E questo fa un enorme differenza nel gioco. Prima puntava gli avversari, ora vaga a ridosso dell’area e si limita al passaggio al compagno. Un’involuzione che è anche preoccupante. È in questi momenti di difficoltà che i campioni dovrebbero emergere e mettersi al servizio dei compagni».
Il ritiro può essere la medicina giusta?
«A patto che si confrontino e magari anche a muso duro. Si parlino, insomma. Ai miei tempi era cosi: non avevi paura a subire le critiche magari anche offese. Si era uomini prima di tutto. Ora magari si chiudono nella stanza, ognuno con il suo telefonino e la sua Tv. Prima
non so nemmeno se l’avevamo in camera ma ci vedevamo e stavamo insieme. Era il momento anche di conoscerci meglio, di ricompattarsi. Se è questo lo spirito ben venga, altrimenti diventa inutile e controproducente».
Si potrà uscire definitamente dal tunnel?
«Davvero non so cosa pensare, tutto quello che sta accadendo al Napoli è inspiegabile. La stagione non è comunque compromessa: manca tutto il girone di ritorno, la Champions. Perché se il Napoli gioca come sa può eliminare anche il Barcellona negli ottavi. Voglio essere ancora ottimista: a patto che la squadra torni a comandare il gioco, ci metta più cattiveria e ritorni la gioia di indossare la maglia azzurra».