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Lo scudetto del Napoli è già il nuovo cavalluccio rosso

Ancora si perde tempo appresso a bolse celebrazioni. Del futuro non frega niente a nessuno. I napoletani hanno avuto la loro storia da raccontare

Lo scudetto del Napoli è già il nuovo cavalluccio rosso

Lo scudetto del Napoli è già il nuovo cavalluccio rosso

“Io tengo un nipote che sia chiama Geppino figlio di mia sorella separata che è stata sfortunata col marito. Stamattina è la nascita sua. Ho detto: “Geppi’, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita no? Lui ha detto “voglio un cavalluccio”. Però ha precisato: “lo voglio rosso”.

Se qualcuno si fosse interrogato sul perché a Napoli gli scudetti si vincono ogni trent’anni, lo spettacolo offerto dopo l’aritmetica certezza ottenuta a Udine lo scorso 4 maggio ha fugato ogni dubbio e fornito una risposta che più esaustiva non si sarebbe potuto. Ahinoi avevano ragione coloro i quali orgogliosamente affermavano che si sarebbe festeggiato per mesi, sbandierando la diversità che tanto eccita da queste parti. In questo caso la diversità consiste nel continuare a vivere con la testa rivolta all’indietro mentre nel resto del mondo a un certo punto si sarebbe ripreso a guadare avanti, a porsi nuovi obiettivi e a lanciare nuove sfide per continuare a migliorarsi.

Non qua. Dove sette mesi dopo stiamo ancora festeggiando un evento che sembra avvenuto anni fa e che sarà tramandato di esagerazione in esagerazione. Un nuovo cavalluccio rosso, di decrescenziana memoria. E non è finita visto che De Laurentiis ha annunciato che sta lavorando a un film di quattro ore (quattro ore!) sul Napoli: un nuovo Ben Hur. In fondo questo volevano i napoletani: un successo con cui riempire i successivi trent’anni. Il ricordo di Maradona era stato stirato in ogni angolo, non reggeva più. Anche se stiratrici e stiratori sono sempre al lavoro, infaticabili, non abbiate timore.

Napoli calcisticamente adesso attraversa un periodo che possiamo eufemisticamente definire complicato. Non è solo questione di mancanza di risultati. In vent’anni di presidenza De Laurentiis non si era mai raggiunto – per fortuna – un tale livello di confusione e approssimazione. E la prospettiva è a dir poco fosca, anche perché gli anni passano per tutti. Anche per i migliori. Fondamentalmente il declino, o presunto tale, non interessa a nessuno. Proprio quando si sono inverate tutte le accuse che la città per vent’anni ha mosso a schiovere al presidente, i napoletani hanno cambiato idea. Perché hanno ottenuto il cavalluccio rosso che desideravano. La storia da raccontare. L’eccezionalità della festa (come se solo a Napoli si festeggiasse), la partecipazione, il sentimento, eccetera eccetera. Carburante per nostalgia e celebrazioni. Adesso il Napoli può serenamente naufragare. De Laurentiis ha svolto il suo compito.

Non a caso, nonostante due sconfitte consecutive (Real Madrid e Inter) decisamente preoccupanti, e alla vigilia di Juventus-Napoli che in condizioni normali sarebbe la partita più sentita della stagione, a Napoli l’attualità è decisamente sullo sfondo. La settimana è stata trascorsa nell’ennesima beatificazione del passato. Prima il Gran Galà del calcio, a Milano, che è stato un tripudio del Napoli che fu. Poi, i premi della Gazzetta assegnati a Napoli a bordo di una nave Msc e infine la solenne cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria a Luciano Spalletti. Col corollario di frasi intinte nel concentrato d’ipocrisia, senza che nessuno mai si alzi e dica: “sì vabbè ma anche meno, siamo napoletani mica coglioni”. La conferenza di stamattina di Mazzarri sembrava un ritrovo di reduci, la classica conferenza del tecnico esonerato, quella cui o non si va o si va per educazione. L’evento era quello rivolto al passato.

Napoli ha avuto la sua storia da raccontare. Sul Napolista ci teniamo a dire che c’è anche chi rimpiange gli anni passati, senza vittorie ma con una società in evoluzione, sempre tesa al miglioramento e che non a caso ha vinto quando ha compiuto l’atto meno populistico della sua storia: dire addio ai campioni (o presunti tali, propendiamo per il presunti tali) cari alla piazza. Napoli, lo ripetiamo, ha vinto quando ha platealmente preso le distanze dai luoghi comuni che soffocano questa terra. Quando il signor Aurelio era l’uomo più odiato in città. Da quando De Laurentiis si è invece messo alla testa del trenino della demagogia, che ogni tanto sventola persino il vessillo neoborbonico, sono cominciati i dolori.

“Io tengo un nipote che sia chiama Geppino figlio di mia sorella separata che è stata sfortunata col marito. Stamattina è la nascita sua. Ho detto: “Geppi’, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita no? Lui ha detto “voglio un cavalluccio”. Però ha precisato: “lo voglio rosso”.

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