Il Giornale: il portoghese è venerato a Roma dalla maggioranza dei tifosi, come dimostrano i quattro minuti di cori a lui dedicati in Roma-Udinese

I Friedkin ci pensino bene: gestire Roma senza Mourinho sarebbe come gestire una rivoluzione. È quel che scrive Il Giornale.
La gestione della «bomba» Mourinho sta diventando un problema serio. Il portoghese è venerato a Roma dalla maggioranza dei tifosi, come dimostrano i quattro minuti di cori a lui dedicati in Roma-Udinese e lo striscione apparso in curva durante l’ultima sfida casalinga.
I Friedkin sono quindi a un bivio: riflettono, forse decideranno a febbraio, ma potrebbe essere troppo tardi se a Mourinho arrivasse l’offerta di un grande club, visto che per ora tiene in panchina l’ipotesi Arabia.
Ascoltano lo Special One, lo hanno accontentato sul mercato (vedi l’affare Lukaku) e stanno per farlo di nuovo. Già, perché l’acquisto di Leonardo Bonucci – 36 anni suonati, non proprio un giovane – rischia di spaccare la piazza. L’operazione sarebbe funzionale alle difficoltà economiche del club (costi decisamente bassi) ma i tifosi che criticano Mou, che non vedono futuro né
bel gioco non accoglierebbero di buon grado un calciatore che è parte importante della storia della rivale Juve. Sui social è già attivo l’hashtag #Bonucciout. Chissà se sarà l’ultima concessione dei proprietari Usa al portoghese. Di sicuro perderlo a giugno sarebbe per i Friedkin peggio che gestire una rivoluzione…
Nemmeno Liedholm e Capello adulati come Mourinho, scrive The Athletic
The Athletic fa un viaggio all’interno della Roma di Mourinho. Il motivo del viaggio parte da una domanda molto semplice. L’Oracolo di Setubal può essere l’allenatore del futuro della Roma o è destinato a diventare un pezzo da museo. Per dirla con le parole del giornale di informazione sportiva: “è il futuro o una reliquia?“.
Dopo la sconfitta contro il Bologna in Serie A (una settimana dopo ha vinto 2-0 contro il Napoli all’Olimpico), ha detto a chiare lettere di voler rimanere a Roma. Nessuno sa con certezza se quelle parole fossero sincere o fossero semplicemente un tentativo di spostare l’attenzione dalla brutta sconfitta, e poco importa. Mourinho si è dichiarato pubblicamente, ha fatto la prima mossa ed è una notizia clamorosa considerando che non è mai rimasto in un club per più di tre anni. Adesso tocca ai Friedkin rispondere.
I dubbi però sulla conferma del portoghese sono tanti. A cominciare dal suo ingaggio, da quello dei giocatori e dai risultati fin qui conseguiti.
“Che eredità è una squadra con un’età media di 29,3 anni (senza Smalling, Lukaku e Dybala) quando il Bologna, con il suo allenatore e una squadra più giovane (24,6), non solo ti batte ma minaccia di prendere il posto che tanto desideri in Champions League? Populismo a parte, a che serve promuovere i ragazzi se, come nel caso di Benjamin Tahirovic, Cristian Volpato e Filippo Missori, finiscono per essere sacrificati sul mercato per aiutare la società ad adeguarsi al Fair Play?”
L’inizio della storia tra la Roma dei Friedkin e Mourinho
Quando lo Special One è arrivato a Roma, la dirigenza lo ha presentato prendendo in prestito l’immaginario del capolavoro cinematografico “Vacanze Romane”. Mourinho in sella alla Vespa con la sciarpa giallorossa e il simbolo della Roma sul parafango.
È arrivato con la promessa di portare trofei nella bacheca giallorossa. Così è stato, più o meno. Una Conference League e una finale di Europa League. Ma manca ancora la qualificazione alla Champions. The Athletic ricorda perché la Roma è un club diverso da tutti gli altri nonostante i pochi trofei:
“La lealtà è uno di quei valori vecchia scuola che muore più duramente a Roma che altrove nel calcio. La Roma è il club di Francesco Totti, che ha rifiutato il Real Madrid e prospettive ben più grandi di vincere Champions e Pallone d’Oro per restare nella sua città natale. Più di chiunque altro, Mourinho ha riempito il vuoto lasciato dal culto della personalità di Totti dal suo ritiro nel 2017. È il luogo perfetto per lui: la Città Eterna, un tempo piegata al volere di generali ambiziosi che volevano diventare imperatori. Se lo Stadio Olimpico ha registrato il tutto esaurito per 36 partite di fila è stato solo in parte dovuto ad una strategia competitiva di vendita dei biglietti. Il resto lo ha fatto Mourinho.
Nemmeno gli ultimi allenatori vincitori del titolo della Roma, Nils Liedholm (1982-83) e Fabio Capello (2000-01), hanno ottenuto il tipo di adulazione di cui gode, che sconfina nell’idolatria. La sensazione tra i fan è che sono fortunati ad averlo; che senza di lui giocatori come Paulo Dybala e Romelu Lukaku non sarebbero mai arrivati alla Roma. E per la lega, Mourinho è la stella trascendente, l’unica personalità della divisione le cui parole e azioni fanno notizia in tutto il mondo“.