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Se è pagata dai governanti, come fa la Street Art a essere di rottura?

A Art Tribune Jorit dice che non vede riflessioni profonde in giro e che l’unico che sarà ricordato è Banksy. E noi siamo d’accordo, e pensiamo anche di sapere perché

Se è pagata dai governanti, come fa la Street Art a essere di rottura?

In settimana a Napoli si è discusso del prossimo murale di Pino Daniele che è stato commissionato a Jorit. Una discussione più che altro burocratica (anche se non solo): sull’opportunità che il murale venga disegnato su un palazzo disegnato dall’architetto Nervi, alla Stazione Centrale.

Su arttribune.com leggiamo un’intervista allo stesso Jorit, su di lui e sulla street art in generale. Ci ha colpiti l’ultima risposta. La domanda è generica: qual è la tua reazione alle critiche?

Jorit risponde così:

La critica è un fatto positivo perché l’arte deve creare dibattito, in qualche modo deve spingere le persone a ragionare sulle cose. Sia l’arte che la Street Art troppo appiattite sul politically correct credo siano inutili. Non a caso il più grande street artist, Banksy, non le manda certo a dire, anzi, forse è l’unico che verrà ricordato di questo movimento. Per il resto, non vedo tutte queste riflessioni profonde.

E in effetti è quel che noi, pur non essendo cultori di street art, ci chiediamo da un po’. Nella nostra idea, la street arte è sempre stata una forma antagonista di arte, di cultura. Che si esprima attraverso i graffiti, le bombolette spray, lo stencil, i murales. Per noi, che non ci occupiamo di arte, la street art appunto è Banksy. Potremmo citare Keith Haring e tanti altri. Ma, attenzione, a noi risulta che Banksy agisca in proprio, in incognito (non si sa neanche chi sia), ha scelto questa modalità per fare politica. E siamo perfettamente d’accordo con Jorit che è l’unico di questo movimento che sarà ricordato.

Anche perché adesso sta prendendo piede quella che possiamo considerare una devianza, ossia la street art di governo. Che, vista così, ci sembra un ossimoro. Notiamo che c’è molto consenso attorno ai murales che raffigurano volti noti. Così come notiamo  che spesso alle inaugurazioni ci sono rappresentanti istituzionali. Come se fossimo davanti a opere commissionate a corte. Il che ci lascia sempre interdetti. Poi, insomma, può essere una comprensibile evoluzione che cozza con l’immagine dell’artista che sfida il Potere. Ci può stare, per dirla alla Benitez.

Ma è una Street Art che per forza di cose ci appare all’acqua di rose, priva di significato. I muri devono restituire qualcosa che altrove non possiamo trovare. E quindi sì, siamo d’accordo con Jorit: noi in giro tutte queste riflessioni profonde non le vediamo, anzi. Ci sembrano dimostrazioni di estetica estetizzante che lasciano il tempo che trova. Ma a Napoli e in Campania, e probabilmente in Italia, quasi tutti vivono con fondi pubblici. Perché escludere una categoria da questo generoso corso d’acqua?

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