Hamsik se n’è voluto andare, per Ancelotti non sarà mai Pirlo

FALLI DA DIETRO – La società rinuncia a un degno sostituito, l’allenatore aziendalista garantisce una soddisfacente copertura con gli ingredienti che ha.

Hamsik se n’è voluto andare, per Ancelotti non sarà mai Pirlo

FALLI DA DIETRO – 22A GIORNATA 

La Coppa Italia sbatte fuori la meglio nobiltà italiana lasciando dolori e lividi un po’ dovunque.

“Non è una serata da dimenticare. È una serata da ricordare, spesso, per evitare che ricapiti.”

Parola di Acciughina dopo il disastro di Bergamo.

Manco quattro giorni e il disastro si ripete.

Non cambia nulla.

Se i punti della tranquillità da undici diventano nove, non cambia nulla.

Solo, affiora qualche dubbio in più sulle strategie di mercato, sulla qualità della rosa e sugli obbliettivi di grandezza.

Roba da eresia.

Dubbi sulla cessione di Benatia per riavere Caceres, ad esempio.

Dubbi sui ricambi del blocco difensivo forgiato da Conte una decina d’anni fa,  che tuttora è l’anima della squadra.

E che il tempo inesorabilmente sta sgretolando.

La crisi ergastolana è ufficialmente aperta, a venti giorni dell’inizio di quella che in società considerano la vera Stagione.

Non cambia nulla.

Il Napoli

Ma è grande calcio al San Paolo deserto.

Il Napoli vince in 120 secondi.

Il tempo dei goal di Arcadio, l’Armadio di Cristallo a conclusione di un’azione da manuale iniziata da Mareshark.

Il tempo del bis a firma del ritrovato Pibe di Fratta, che poi corre ad abbracciare Re Carlo e a sottolineare un’armonia mai affievolita.

Torna il sereno tra i tifosi dopo la delusione di Coppa.

Mareshark illumina. Saluta la compagnia e se ne va.

Se ne va in Cina e accetta una proposta che non può rifiutare.

Se ne va e pare abbia proprio insistito perché lo lasciassero andare.

Se ne va a metà del cammino. Consapevole di indebolire la squadra ancora in corsa per un traguardo.

Se ne va. Lasciando scie indistinte di malessere amaro.

Perché arriva stranamente dopo la chiusura del mercato. E le perplessità sulla gestione dell’operazione sono tante.

Perché accresce la sensazione che la stagione ormai è andata.

E non ha proprio più niente da dire.

Nemmeno quel torneo europeo, che forse non interessa a nessuno.

Se ne va il capitano silenzioso.

E la società rinuncia a un degno sostituito.

Anzi, indebolisce vieppiù il reparto con il prestito di Rog.

L’aziendalista Agnolotto garantisce una soddisfacente copertura con gli ingredienti che ha.

Avrà fatto le sue valutazioni.

Che sono più o meno le seguenti.

Mareshark non sarà mai Pirlo.

Con l’età che ha bisogna usarlo con il contagocce.

Ci sono un paio di ragazzi da valorizzare.

La sua partenza non cambia nulla.

Il Bologna e l’Inter

Cambia molto l’arrivo del Ceffo Sinisa sulla panchina felsinea.

Piazzate le figliole sulla famigerata Isola, piomba a San Siro e trova una squadra letteralmente allo sbando.

Con giocatori senza ormai identità resi ancora più anonimi dalle scritte cinesi sulle maglie.

I Suninter sono fermi al 26 dicembre.

Sono fermi all’applauso dell’Imperatore Nero di quella brutta  notte di Santo Stefano.

Quell’ applauso produsse un incantesimo, che inondò il Parapet in un sortilegio esoterico, proiettandolo in una tetra atmosfera da film gotico.

Dalle sue lunghe mani, così smisurate rispetto al corpo ingobbito, partono ora sinistri filamenti che avviluppano in inestricabili spire ora Wandicardi, ormai irriconoscibile, ora il non più promettente Lautaro, ora l’eterno scontento Perisic.

Il Parapet per combattere il maleficio fa ricorso a un esorcismo geniale.

Apre un cassone ammuffito, scosta annose ragnatele e riesuma il fantasma di Andrea Ranocchia da Assisi.

Lo spolvera alla meglio e lo sbatte in campo a giocare da centravanti.

E’ la mossa della disperazione.

Ma anche una indiretta provocazione agli attaccanti di ruolo. Visto che voi non ne azzeccate una, provo con sta mummia qua.

Non cambia nulla. Il maleficio continua.

Tutti all’Olimpico ad ammirare la stella nascente.

Nicolò Zaniolo ha diciannove anni una forza fisica straripante, una tecnica sopraffina e una gran voglia di esserci.

Tra l’altro ha anche una mamma gnocchissima che scalpita anche lei fra le quinte e anche lei non vede l’ora di appagare la propria ansia di protagonismo.

Ha saputo delle figliole del Ceffo sull’Isola e si candida per uno di quegli orrendi reality trasch che fanno la fortuna di tutti quelli che non sanno fare una minchia in quest’Italia sempre più povera e menzognera.

All’Olimpico, il giocatore più anziano in campo è Daniele De Rossi, il capitano.

Ha il numero 16 sulle spalle.

E sono appunto sedici gli anni che dividono il vecchio campione dall’astro nascente.

Grazie a loro due, i Sangue-oro giocano contro Ringhio una gara dignitosa e riescono in parte a rimediare alla vergogna di mercoledì.

Solo in parte.

Perché per recuperare dopo certi disastri ci vogliono mesi.

Una bella notizia.

Gaetano Curreri, cantante e leader degli Stadio, lo storico gruppo musicale, ha annunciato un brano dedicato a Davide Astori, il capitano della Fiorentina, morto il 4 marzo 2018.

“Lo farò per buttare fuori il dolore. ll ricordo di Astori ancora mi commuove. Era davvero un uomo perbene, sapeva fare squadra, e in un ambiente di giocatori giovani era fondamentale”.

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