Ponte Morandi: i tempi biblici della traduzione del report dell’Empa rischiano di ritardare la demolizione

Il governo scioglie le riserve di Autostrade per il pagamento del conto a Bucci (ma come?). Moody’s conferma il giudizio negativo su Atlantia

Ponte Morandi: i tempi biblici della traduzione del report dell’Empa rischiano di ritardare la demolizione

La perizia dei tecnici svizzeri dell’Empa è arrivata, ma ancora manca la traduzione dal tedesco di una delle sue parti fondamentali e questo rischia di rallentare le operazioni di demolizione.

Manca la relazione sullo stato di corrosione

La questione, per nulla marginale, sarebbe stata discussa, a quanto scrive Il Secolo XIX, nella riunione del collegio dei periti (che comprende i consulenti della Procura, quelli del Tribunale e i legali degli indagati, sia di Autostrade che del Mit) del 23 gennaio scorso.

Manca la versione tradotta dal tedesco “di una relazione cruciale e propedeutica al lavoro dei periti stessi”, quella che indica lo stato di corrosione dei 16 reperti analizzati.

Il report svizzero è arrivato già nella prima metà di dicembre ma, dopo quasi 60 giorni, la traduzione ancora non c’è e “secondo le ultimissime rivelazioni del giudice Angela Maria Nutini ad alcuni legali”, scrive il quotidiano genovese, non arriverà nemmeno per l’8 febbraio, data in cui è fissato il secondo incidente probatorio.

La traduzione certificata dal Tribunale “era stata annunciata prima di Natale – scrive Il Fatto Quotidiano – poi all’inizio di gennaio. Adesso si spera che compaia alla prossima riunione dei periti, prevista per domani. E gli avvocati si arrangiano con Google Translator”.

Le ripercussioni sulla demolizione e sulla ricostruzione rischiano di essere gravi perché i dati prodotti dalla Svizzera dovranno essere comparati con gli accertamenti sulla parte di viadotto rimasta in piedi il che costringerebbe necessariamente a rimandare la demolizione dei due piloni rimasti in piedi, nella parte di Levante.

Il Fatto non ha dubbi: colpevoli gli stralli

Il Fatto torna sulle anticipazioni emerse nelle scorse settimane sul dossier elvetico dando un giudizio tranchant sulla causa del crollo.

Il quotidiano ricorda che nei giorni scorsi “si era diffusa la notizia che gli esperti di Zurigo avessero assolto i famosi stralli” (lo abbiamo scritto anche noi) indicando invece come possibile causa del crollo il cedimento dell’impalcato, che si sarebbe tirato dietro gli stralli.

Il Fatto, però, non ci crede. Scrive di aver “più volte esaminato lo studio” e che “l’elemento che ha innegabilmente attratto maggiormente l’attenzione degli esperti sono proprio gli stralli”. Aggiunge di aver sentito “un tecnico che ha esaminato personalmente gli stralli” e che ha rilevato l’evidente ammaloramento, tanto da dichiarare: “Secondo noi la causa del disastro non possono che essere quei cavi”.

Per il giornale, a dirlo, “oltre alle immagini che possono ingannare, sembrano anche i tecnici svizzeri in alcuni passi della relazione” presentata, che parlano di “livelli di corrosione o riduzioni di sezione tra il 30 e il 70%” nel “50% dei trefoli della sommità del pilone 9” e che evidenziano che “solo il 4 per cento risulta intatto”.

Certo – scrive sempre Il Fatto, e meno male, anche perché si basa su una relazione di cui non si ha ancora una traduzione completa e ratificata dalla Procura – questo “non basta per stabilire con certezza la dinamica del crollo”, ma ricorda che il cedimento dell’impalcato è ritenuta una causa “estremamente improbabile” dagli inquirenti e che “quindi la causa, finora, pare essere il deterioramento degli stralli”.

Noi non ci sentiamo di essere così certi di emettere una sentenza, come abbiamo scritto in un corsivo inserito nella rassegna di qualche giorno fa. Del resto, non essendo tecnici, non potremmo certo indicare una causa meno probabile dell’altra e speriamo che anche la Procura badi solo ai dati inequivocabili sul punto.

Autostrade può saldare il conto

Il Secolo torna sul pagamento, da parte di Autostrade, del conto spese presentato dal commissario Bucci. Nei giorni scorsi abbiamo riportato la notizia del bonifico di 115 milioni versato dalla concessionaria per sfollati ed aziende espropriate. Oggi il quotidiano genovese scrive che “dopo intense trattative”, Bucci ha saputo dal Mit “che sono stati superati gli intoppi di ordine tecnico che avevano portato Autostrade per l’Italia a tener fermi una parte dei pagamenti imposti dal decreto Genova per le spese legate al disastro del ponte Morandi”.

Ricordiamo che le riserve espresse da Autostrade riguardavano il soggetto a cui pagare: Aspi voleva pagare direttamente alle imprese, senza passare per il commissario, in modo da risparmiare l’Iva. Ma il Decreto Genova non sembrava consentirlo.

Ebbene, il nodo sarebbe stato sciolto, scrive il quotidiano genovese, “grazie ad alcuni accorgimenti e alla concessione di una contropartita ad Aspi”. Non specifica, tuttavia, di quale contropartita si tratti.

Moody’s conferma l’outlook negativo per Atlantia

Lo scrive Il Sole 24 Ore. Moody’s conferma il giudizio Baa3 sul debito della holding. Mantiene dunque l’outlook negativo e aggiunge “che non prevede di rivedere al rialzo la valutazione sul debito nel breve periodo. Questo perché persistono, a suo parere, ‘incertezze e rischi associati’ al crollo del Ponte di Genova”.

Il Morandi incide sul numero di infortuni mortali sul lavoro nel 2018

1.133 incidenti mortali. Un aumento del 10% (ovvero un aumento di 104 morti) rispetto all’anno precedente. Si chiude così il bilancio del 2018 per le vittime sul lavoro.

Il record negativo è condizionato dalle tragedie di agosto: il crollo del ponte Morandi (15 morti sul lavoro) e i due incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in Puglia, con la morte di 16 braccianti.

FOTO IL SECOLO XIX

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