Ponte Morandi: per i periti della Procura cadde per primo lo strallo della pila 9

Il dossier sarà discusso al secondo incidente probatorio. Slittano i pagamenti di Autostrade agli sfollati

Ponte Morandi: per i periti della Procura cadde per primo lo strallo della pila 9

I periti della Procura, Renato Buratti e Piergiorgio Malerba, hanno consegnato il dossier sulle cause del crollo del ponte Morandi: a cadere per primi sono stati i due stralli “catalogati come reperti 132”.

Il contenuto del report per ora, dichiara il procuratore Francesco Cozzi a Repubblica Genova, “non sarà inviato neppure ai periti del gip”: il riserbo è massimo.

Il dossier

Qualcosa era già trapelata a novembre, scrive Repubblica Genova. Alcune indiscrezioni riportavano il parere dei due esperti, secondo i quali a cedere per primo era stato lo strallo della pila 9, quello di destra, più esposto al mare, perché più corroso.

Nel dossier presentato agli inquirenti, racconta Il Secolo XIX, i consulenti scrivono anche che negli stralli sarebbero stati utilizzati meno cavi di quelli previsti dal progetto e che ad essi mancherebbero anche alcune guaine protettive.

Tutto ciò ha comportato, secondo loro, un deterioramento totale di determinati punti degli stralli: “L’indebolimento dei tiranti, la scarsa manutenzione e il rinvio dei lavori di rinforzo avrebbero così causato, per l’accusa, il cedimento della struttura”, scrive il quotidiano.

In realtà, aggiungiamo noi, le anticipazioni dicono solo che lo strallo sarebbe caduto prima, non che sia stato la causa del crollo del ponte. Del resto è quanto aveva già dichiarato l’Empa, il laboratorio svizzero incaricato di effettuare le analisi sul reperto 132: i tecnici svizzeri avevano parlato di corrosione, ma non avevano detto che a determinare il crollo fossero stati gli stralli.

Le prossime tappe

Il report dei consulenti sarà discusso nel corso del secondo incidente probatorio, previsto per l’8 febbraio. Nuovi indagati potrebbero aggiungersi ai 21 già esistenti.

Intanto, è stato fissato per il 28 gennaio l’interrogatorio dell’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che verrà sentito come persona informata dei fatti.

Un consulente esterno lascia l’incarico

Nicola Cariello, ingegnere, uno dei consulenti esterni dei pm ha rassegnato le sue dimissioni. Per Repubblica Genova “qualcuno a Palazzo di Giustizia vocifera che sia stato costretto a farlo”.

Di fatto, uno Cariello non figura più nella squadra di periti: il suo nome era salito alla ribalta della cronaca per alcune esternazioni di estrema destra su Facebook durante il mese di dicembre: celebrava i repubblichini della X-Mas fascista. Non solo. Cariello scriveva che ci sarebbero voluti almeno tre anni per ricostruire il ponte e che il pool di consulenti aveva già capito quali fossero le cause del crollo “e i responsabili ne risponderanno davanti alla giustizia terrena e davanti a Dio”. Il tecnico si scattava anche dei selfie in cima ad una delle pile crollate, durante un sopralluogo.

Questo il commento di Cozzi a Repubblica Genova: “L’ingegnere Cariello è un tecnico molto competente, anche se non ha proseguito l’incarico con noi perché aveva molto altro da fare. Devo dire però che vi è stato qualche commento imprudente e non impostato sulla cautela; Facebook è una trappola”.

Slittano i pagamenti di Autostrade agli sfollati

La scadenza per il pagamento dei 73 milioni previsti per risarcire gli sfollati per l’acquisizione delle case di via Porro da parte della struttura commissariale era il 20 gennaio, ma è andata a vuoto.

Il Secolo XIX racconta che da Autostrade non sono arrivate comunicazioni ufficiali, ma i contatti sono in corso e nessuno sdrammatizza: “I notai ci hanno spiegato che la scadenza da considerare era dal momento delle trascrizioni, che sono andate avanti sino alla prima settimana di gennaio – spiega Franco Ravera, presidente del comitato di via Porro – noi abbiamo venduto le nostre case al commissario e ci fidiamo di lui, non sarà un problema aspettare ancora qualche giorno. Ma se non ci saranno stati pagamenti alla metà di febbraio allora sarà un problema”.

Dalla struttura commissariale confermano che i soldi non sono ancora stati depositati e i pagamenti alle 266 famiglie partiranno appena ci sarà la disponibilità.

Tutto lascerebbe supporre che si tratti solo di un ritardo di qualche giorno. Repubblica Genova scrive che proprio venerdì scorso, infatti, Autostrade ha chiesto copia ai notai di tutti i rogiti, “un segnale che si può interpretare come la volontà di voler procedere velocemente al pagamento dei 72 milioni con cui verranno   indennizzate le 266 famiglie proprietarie.

Il nodo resta nella definizione dei pagamenti tra Aspi e Bucci. Fonti interne, scrive Il Secolo, “confermano un carteggio fitto incorso tra i vertici dell’azienda e il commissario”.

FOTO IL SECOLO XIX

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